Tredicenne ucciso: l’intero paese finisce sotto torchio

Sentite 60 persone. Resta la pista del litigio tra ragazzini

Gaetano Ravanà

da Barrafranca (Enna)

Potrebbe esserci un caso di bullismo dietro l’efferato omicidio di Francesco Ferreri, il 13enne il cui cadavere è stato rinvenuto domenica in una scarpata di Barrafranca, nell’ennese. Secondo i familiari, Francesco era preoccupato: nei giorni scorsi aveva avuto una lite e da quel momento viveva nel terrore.
«C’era un ragazzo - ha detto lo zio Angelo Ferrigno - che minacciava espressamente mio nipote. I professori erano a conoscenza di tutto ciò, ma nessuno ha pensato di allontanarlo». Finora sono una sessantina le persone, in prevalenza giovani della cittadina, che sono state interrogate da polizia e carabinieri. Uno dei compagni di Francesco è stato sentito assieme al fratello più grande, alla presenza dell’avvocato Giuseppe Di Dio: «Hanno chiesto delle informazioni ai compagni di scuola e agli amici e tra questi anche due ragazzi la cui madre, visto che mi trovavo casualmente in caserma, mi ha chiesto di rimanere».
Fino a questo momento non c’è alcuna persona in stato di fermo, come ribadito dal comandante provinciale dei carabinieri Andrea Bertozzi, che ha confermato invece il sequestro di alcuni capi di abbigliamento. In particolare, un paio di pantaloni, rinvenuti vicino alla scarpata, presenterebbero una vistosa macchia, che potrebbe essere sangue. Sarà il reparto investigativo a stabilire se si tratta di una traccia ematica e se appartiene al ragazzino assassinato. Per tutta la mattinata di ieri le forze dell’ordine hanno setacciato il luogo del delitto. Su un guard rail è stata trovata l’impronta di una mano insanguinata, che sarà esaminata in laboratorio così come alcuni frammenti di capelli rinvenuti sotto le unghie della vittima. Secondo il medico legale, la morte del 13enne risalirebbe a venerdì, il giorno in cui la famiglia aveva denunciato la sua scomparsa. Alcuni familiari hanno lanciato un appello alla gente del paese affinché qualcuno parli: «È una richiesta disperata - ha detto Salvatore Bonanno, cugino della madre - chiunque sappia qualcosa, lo riferisca ai carabinieri. Credo che a uccidere il mio cuginetto sia stato un coetaneo, mi rifiuto di credere che un adulto possa lucidamente aver commesso un crimine del genere».
Il paese è sotto choc. Il sindaco Totò Marchì si limita a dire che «non si esce senza giubbotto e telefonino alle sette di sera e soprattutto non si esce per incontrare degli sconosciuti. Tocca alla magistratura accertare se ci sia un nesso tra le minacce ricevute dal ragazzo e la sua fine. Conoscendo il bambino, il padre e la madre pensano che il figlio sia stato invitato da qualcuno a uscire di casa, o addirittura sia stato costretto dietro minaccia». Francesco frequentava la scuola media Verga e ieri mattina tutti i ragazzi sono entrati nelle aule in silenzio. Un bouquet di 13 rose bianche è stato poggiato sul banco che occupava il ragazzo. I genitori di Francesco non sono ancora riusciti a vedere il cadavere del proprio figlio. L’autopsia, molto probabilmente, si terrà questa mattina a Enna e solo dopo i coniugi Ferreri potranno abbracciare per l’ultima volta il loro «angelo». Nella loro casa si è registrato un continuo via vai di amici e parenti, che si sono stretti attorno al dolore di questa famiglia, una famiglia normale come tante altre.