«Il tredicesimo apostolo»? Un successo paranormale

Esordio col botto, mercoledì, del Tredicesimo apostolo su Canale5. La prima puntata della fiction italiana prodotta da Pietro Valsecchi è riuscita ad aggiudicarsi un successo di pubblico davvero notevole nel suo esordio in prima serata: oltre il 27% di share e più di 7 milioni di spettatori. E non è che avesse contro solo degli sparring parter dell’audience: ad esempio su Retequattro c’era la prima puntata di The Pacific, serie prodotta da Stephen Spielberg - che si è dovuta accontentare del 4% di share e di un milione e duecentomila spettatori - e su Raiuno il talent show (un po’ moscio) condotto da Pupo, Mettiamoci all’opera, che si è incagliato poco sopra i 3 milioni di spettatori, share del 12,16%. Tolto qualche dubbio sull’opportunità strategica da parte di Mediaset di giocarsi una serie come The Pacific in contemporanea con Il Tredicesimo apostolo, resta il fatto che il prodotto di Canale5 piace e dà respiro agli ascolti della rete. Merito del cast - c’è il bravissimo Claudio Gioè a interpretare il protagonista (Padre Gabriel) e la bella e intensa Claudia Pandolfi a fargli da spalla (nel ruolo della psicoterapeuta Claudia Munari) - ma anche di una formula ben azzeccata.
Nelle ultime stagioni si è molto puntato sul paranormale, e poco importa che si trattasse di fiction o di «documentari». Solo per ricordare le serie «storiche» c’è Gosth Whisperer messa in onda sia su Fox life sia su Raidue è c’è Medium, interpretato da Patricia Arquette, che è diventata oggetto di culto per il pubblico di Raitre (e di nuovo di Fox life). Quanto invece alle produzioni pseudo scientifiche c’è stato l’italiano Presenze, figlio della versione inglese GhostHunters, due programmi che si sono costruiti un loro pubblico di affezionati. Il che è un risultato non male contando che si vedono solo riprese notturne, stanze vuote e il solito medium che dice: «Qui l’aria è più fredda... nel salotto mi sento più nervoso che nel tinello...».
Ecco Il Tredicesimo apostolo ha raccolto coraggiosamente la sfida e proprio nella stagione in cui i due ultimi prodotti di «genere» arrivati dall’Inghilterra (I fantasmi di Bedlam) e dall’America (American Horror Story) si sono rivelati delle ciofeche. Il personaggio di padre Gabriel, un sacerdote che gira in moto e che indaga i misteri del paranormale, è ben costruito, a tutto tondo e senza i buonismi di un Don Matteo. Anzi a tratti ha qualcosa del padre Damien Karras dell’Esorcista. Il clima da thriller costruito bene con un miscuglio riuscito in cui il dilemma uno e trino scienza-fede-paranormale è gestito senza prendere binari scontati. Anche l’equilibrio tra un modello alla X-files e l’ambientazione italiana e gestito bene ed era forse la sfida più difficile. Se dei bambini che levitano e comandano feroci sciami di insetti sono credibilissimi nel Nebraska è un po’ più difficile convincere il pubblico se bisogna far succedere il tutto nella campagna romana. Quanto al rapporto tra i due personaggi il teologo-scienziato Gabriel e la psicoterapeuta Claudia che gioca tra l’amicizia e quel qualcosa di più che è proibito, è tratteggiato bene dal regista Alexis Sweet (uno che se non ha colpi di genio ha un sacco di mestiere e di esperienza). Insomma per una volta Italia batte estero 1-0.