Tredici anni d'amore (e troppi tradimenti)

È la primavera del 1994 Berlusconi scende in campo e si allea al Nord con la Lega, a Sud con An. Nasce il centrodestra. La storia dei successi e dei litigi tra gli inquilini della "casa". Quei sei anni trascorsi al governo e una stagione di riforme

Cadono i primi calcinacci e si stacca il primo intonaco. Crepe, spifferi, macchie scure sui soffitti. Improvvisamente, ci si guarda in giro e si scopre che la casa è vecchia. Meglio cambiare, perché ristrutturare costa più del nuovo. Grosso modo, siamo a questi punti: anche se non è passato un secolo, sembra già il momento di considerare la Casa delle libertà come un antico rudere. È quel che resta di un edificio a suo modo storico, rimasto in piedi tenacemente anche dopo molte scosse sismiche, poi miseramente caduto in declino per il lento abbandono dei suoi irrequieti inquilini.
Per quanto malmesso, per quanto sgangherato appaia, tutti quanti sanno però che sarà difficile trovare qualcosa di meglio. Lo sanno perché conoscono bene la storia di questo vetusto edificio, tirato in piedi con immani fatiche e ardite architetture, tenendo sempre conto delle mille richieste - quasi sempre in contrasto tra loro - degli incontentabili abitanti.
Quando il primo progetto viene steso nero su bianco, con poco tempo e molto entusiasmo a disposizione, la residenza del centrodestra italiano è divisa in due palazzine attigue e comunicanti. È la primavera del 1994: di lì a poco, si profila un cruento assalto della sinistra. Meglio distribuire le difese sui due versanti. L’ala che si affaccia a Nord viene chiamata Polo delle Libertà: con Forza Italia, il nucleo più numeroso, coabitano Ccd e Lega Nord. Nell’altra ala, che guarda verso Sud, Forza Italia e Ccd si mettono insieme ad Alleanza nazionale, mettendo sulla facciata un’insegna diversa: Polo del Buon Governo.
Nonostante la costruzione della casa comune sia giocoforza rapida e improvvisata, già all’inizio si rivela molto solida: il 27 marzo, data del temuto collaudo, regge benissimo l’urto elettorale e s’impone all’attenzione generale. Eretta tra lo scetticismo e il sarcasmo di molti specialisti, stupisce per la freschezza che riesce a portare nel grigio panorama della politica italiana, devastato dal ciclone di Mani pulite.
Per quanto il successo sia indiscutibile, gli inquilini non sembrano però avere molto a cuore le sorti della nuova residenza. Cominciano subito a litigare, come in tutte le più classiche assemblee condominiali. Alcuni di loro non si sopportano reciprocamente. Alleanza nazionale non sopporta che la Lega parli di secessione, la Lega non sopporta di sedersi allo stesso tavolo di Alleanza nazionale, definita dal capofamiglia Umberto Bossi un gruppo di fascisti. Messa così, la convivenza dura il breve volgere di pochi mesi. Non mangia neppure il panettone, come dicono nelle case degli allenatori. La vigilia di Natale, Silvio Berlusconi, che in questa casa comune ha investito molto e che di questa casa è l’amministratore, si vede costretto ad apparire in televisione con un annuncio sconsolato: il sogno di una pacifica e florida coabitazione finisce qui, fra di noi c’è un traditore. Non c’è neppure bisogno di investigare molto per capire, già si sa com’è andata: la Lega ha definitivamente sbattuto la porta ed è passata sotto un altro tetto. La sua nuova residenza sta esattamente al lato opposto del Paese, dove vive la comunità progressista. In termini tecnici, e ormai anche storici, il disinvolto trasloco si definisce ribaltone.
Seguono vicende turbolente. Non è passato remoto, tutti quanti ricorderanno: Scalfaro evita le elezioni e affida a Lamberto Dini, un tizio che non ha problemi di coabitazione con nessuno, il compito di formare un governo tecnico. Si procede tra alti e bassi, più bassi che alti, fino a quando non arriva una nuova scadenza elettorale. È il 1996: il Polo delle Libertà si presenta senza la Lega, sostituita dal Cdu. Edificio unico. Ormai dimenticata l’esperienza della doppia facciata, una lato Sud e una lato Nord. L’epilogo annunciato: elezioni perse.
Mentre Prodi e D’Alema si spartiscono equamente i Palazzi romani per diverso tempo, da quest’altra parte si (ri)prende coscienza che divisi non si va da nessuna parte. L’amministratore condominiale, allora, si arma di nuova pazienza e richiama attorno a un tavolo i vecchi inquilini. Una sola la domanda: vogliamo riprovarci? La Lega, abbandonati i grilli secessionisti di andare a vivere da sola, torna volentieri a casa. Stavolta il progetto prevede una grande ristrutturazione: edificio unico, aperto anche ad altri gruppi minori, e unica insegna per tutti quanti. È l’anno Duemila: viene inaugurata la Casa delle Libertà. Sarà solo una combinazione, ma nel 2001 rivince le elezioni.
Per la Casa sembra aprirsi una lunga stagione di prosperità. Così sogna il progettista amministratore. Invece basta guardarla, soltanto sei anni dopo. Gli inquilini non hanno cura. Cadono i primi calcinacci e si stacca il primo intonaco. Crepe, spifferi, macchie scure sui soffitti. Sembra già un rudere. In tutti quanti, una sottile certezza: stavolta meglio cambiare, perché ristrutturare costa più del nuovo.