Tredici sindaci dell’hinterland contro il trasloco dei campi nomadi

I vertici istituzionali pigiano sull’acceleratore per risolvere la questione rom. Ieri gli agenti dell’ufficio prevenzione generale della questura, in accordo con il Corpo Forestale dello Stato, l’Esercito e il Comune hanno passato al setaccio il Parco del Pineto, quello di Monte Mario, la Tenuta dei Massimi e la Valle dei Casali. Al termine delle operazioni sono stati resi inservibili trentatrè insediamenti abusivi, abitati in prevalenza da romeni mentre 14 manufatti di fortuna sono stati abbattuti e smaltiti dal Decoro Urbano e dall’Ufficio Giardini. I controlli, che dureranno tutta la settimana, hanno anche portato all’identificazione di sette stranieri. La questione ora ruota attorno all’ipotesi paventata dal sindaco, Gianni Alemanno, di spostare gli accampamenti nomadi fuori dal Gra. «Ma al momento non c’è alcuna proposta all’attenzione della Prefettura - ha commentato il sindaco di Tivoli, Giuseppe Baisi. Sono soddisfatto per le rassicurazioni avute al telefono dal prefetto Giuseppe Pecoraro, il quale mi ha assicurato che non ci sono piani né proposte per il trasferimento nella provincia». Il primo cittadino di Tivoli, insieme ad altri sindaci di dodici comuni dell’hinterland romano, chiede di affrontare con un metodo condiviso l’intera questione rom. «Anche se al momento non ci sono proposte concrete - ha aggiunto - la volontà del sindaco di Roma di trasferire i campi fuori dal Raccordo c’è e noi non subiremo passivamente alcuna decisione unilaterale». Ovviamente i sindaci dell’hinterland (molti dei quali animati da contrapposizione politica), neppure si rendono conto che un eventuale trasferimento sul territorio del comune di Roma, fuori dal Gra, li taglierebbe fuori. Intanto l’assessore ai Servizi Sociali, Sveva Belviso, ha sospeso temporaneamente i bandi per il rinnovo in convenzione dei servizi socio-assistenziali nei 7 campi autorizzati. «Tale decisione rappresenta un atto opportuno - commenta Fabrizio Santori, consigliere del Pdl -. Fino al 31 gennaio 2009 la gestione dei campi rimarrà affidata in proroga, e all’eccessivo costo di oltre 900mila euro per tre mesi, alle attuali cooperative in attesa di nuovi bandi. Ma la commissione Sicurezza all’unanimità ha ribadito la necessità di far pagare un canone per le utenze di acqua ed energia ai rom che sostano nelle aree autorizzate. Si tratta di un atto di giustizia nei confronti dei cittadini romani».