Tregua armata ai vertici Volkswagen

da Milano

Alla fine il colpo di mano non c’è stato: la posizione di Ferdinand Piëch, presidente del consiglio di sorveglianza di Volkswagen, non è stata nemmeno messa ai voti nel corso della riunione di ieri, la prima da quando Porsche è entrata nel captiale della casa del Maggiolino.
La situazione del manager, con incarichi in Volkswagen ma allo stesso tempo tra i principali azionisti di Porsche e di Porsche Holding, la società austriaca che distribuisce in molti paesi i prodotti Volkswagen, resta delicata: il conflitto di interessi è evidente. Ma il principale rivale di Piëch, Christina Wulff, il premier democristiano della bassa Sassonia, il Land che controlla il 18,2% del capitale della casa automobilistica, non ha voluto affondare il colpo. A difendere Piëch sarebbero bastati comunque i voti dei rappresentanti dei lavoratori di Volkswagen (che nel consiglio di sorveglianza hanno 10 poltrone su 20). Più volte hanno criticato Piëch, quando questi era rersponsabile operativo dell’azienda, ma ora si sono mostrati pronti a sostenerlo.
Nel corso di una conferenza stampa il premier della Bassa Sassonia ha spiegato di voler puntare invece su un accordo che definisca le linee guida di una futura cooperazione tra le due case automobilistiche. «Abbiamo bisogno - ha detto Wulff - di un contratto base relativo alla cooperazione tra Volkswagen e Porsche. Si tratta di evitare conflitti di interesse». Wulff ha poi aggiunto di aver parlato telefonicamente con Piech sottolineando che il suo rapporto con il manager tedesco è «ok». Il Land della Bassa Sassonia ha due membri nel Board del maggior costruttore automobilistico europeo. Alla Porsche ne andranno altrettanti.
Intanto va peggiorando la posizione di Peter Hartz, ex numero uno del personale dell’azienda e consulente delll’ormai ex cancelliere Schröder. Un suo collaboratore lo ha accusato di aver ordinato personalmente i pagamenti per le prostitute che avevano incarico di «intrattenere» i sindacalisti del gruppo automobilistico.