Tregua a rischio: raid israeliani a Gaza, morti e feriti

Eliminati sette miliziani di Hamas. Sharon concede libertà d’azione all’esercito dopo l’uccisione di una ragazza in una colonia

da Gerusalemme

A un mese esatto dal ritiro israeliano dalla Striscia di Gaza, il conflitto israelo-palestinese ha vissuto ieri una delle giornate più sanguinose dall’inizio dell’anno. Lo Stato ebraico ha ripreso i suoi raid mirati contro i membri delle fazioni armate, sospesi a settembre dello scorso anno. Il bilancio complessivo è di sette palestinesi di Hamas uccisi. E in mattinata scontri a fuoco tra le forze di sicurezza dell’Anp ed estremisti islamici hanno provocato la morte di due persone e il ferimento di altre 25. L’Autorità palestinese ha condannato le incursioni israeliane mentre Hamas ha promesso vendetta.
Il primo raid israeliano è avvenuto poco dopo le 14 nella città cisgiordana di Salfit, non lontano dall’insediamento di Ariel. Elicotteri dell’aeronautica hanno lanciato alcuni missili contro un’auto palestinese, uccidendo tre miliziani di Hamas. La vettura è esplosa, e brandelli di corpi umani sono finiti a decine di metri di distanza dalla deflagrazione. Una delle vittime è stata identificata come Hussam Fahmi.
Un’incursione analoga si è poi verificata, a distanza di pochi minuti, a Gaza City, nell’area di Tel Ahawa, vicino all’insediamento di Netzarim. Missili israeliani hanno colpito un furgone che, secondo quanto riferito dai vertici militari, stava trasportando dei razzi Qassam. Quattro i membri di Hamas uccisi nel raid.
Gli attacchi israeliani sono stati una rappresaglia contro le Brigate dei Martiri di Al Aqsa, che giovedì avevano sparato un missile Qassam, uccidendo una ragazza israeliana di 22 anni nell’insediamento di Netiv Haasarah. L’esercito israeliano afferma di aver colpito alcune postazioni nemiche a Kan Yunis, nel sud della Striscia di Gaza, Deir el Balah, e nella città di Gaza. Già giovedì i soldati israeliani avevano risposto immediatamente all’azione degli estremisti, uccidendo a Nablus un militante di Al Aqsa che stava rilasciando un’intervista a un giornalista britannico.
Il primo ministro israeliano Ariel Sharon ha detto alla televisione di aver dato ordine all’esercito di «prendere tutte le misure necessarie contro le organizzazioni terroristiche» compiute dalle fazioni armate palestinesi. Sharon ha aggiunto di non avere posto «alcun limite» alla libertà d’azione dei militari.
L’autorità nazionale palestinese, per bocca del suo principale negoziatore Saeb Erekat, ha condannato i raid israeliani, spiegando che essi «minano» alle fondamenta l’Anp e il già fragile accordo di cessate il fuoco raggiunto con le fazioni armate. «Giungono in un momento in cui stiamo provando a imporre il ruolo della legge e la nostra autorità», ha commentato Erekat.
Dichiarazioni d’intenti che, almeno all’apparenza, ieri mattina sono state smentite dai fatti. Membri di Hamas, infatti, hanno ingaggiato un prolungato conflitto a fuoco con la stessa sicurezza palestinese a Gaza, nel quartiere molto popoloso di Zeitoun. I militanti hanno incendiato una stazione di polizia e dato fuoco a una camionetta e a tre jeep militari. Nello scontro un bambino e un adolescente sono rimasti uccisi, mentre altre nove persone hanno riportato ferite più o meno gravi.