Tregua sui mercati, la Borsa recupera il 2%

La Borsa torna a salire: l’indice Ftse Mib ha chiuso ieri in rialzo dell’1,9%. Ma parlare di giornata di festa o di brindisi, per la piccola e ferita Borsa Italiana, sarebbe francamente troppo. Certo, dopo i 12 miliardi bruciati lunedì, la speculazione ribassista ha ieri dato un po’ di tregua a Piazza Affari. Che comunque è stata la migliore, seguita da Parigi e Zurigo (+1,2%), Francoforte (+1,1%), Madrid (+1%), Amsterdam (+0,9%) e Londra (+0,65%). Rimbalzino anche e soprattutto per le banche, con Unicredit salita del 4,7%, Intesa Sanpaolo del 4,3%, il Banco Popolare del 3,3%, Mps del 3,2 per cento. Resta però una goccia nell’oceano delle ultime due settimane, costate alla Borsa 2.500 punti del suo indice principale, pari al 12% del suo valore. Non a caso una potenziale matricola, la società emiliana di imbottigliamento Sem, ha ieri rinunciato allo sbarco in Borsa.
In altri termini, non si può certo dire che il trend si sia invertito. Semplicemente chi ha venduto a mani basse nelle ultime settimane, ieri ha vissuto una di quelle giornate di pausa, ricomprando qualche titolo per portarsi a casa un po’ di profitto. Prese di beneficio, come si dice in gergo, innescate dall’andamento speculare - ma è quello in grado di dettare la legge - del differenziale di rendimento tra bund decennale tedesco e analogo Btp nazionale: dopo i 337 punti base di spread di lunedì, la differenza si è ieri accorciata a quota 315: il rendimento del Btp si è così ridotto dal 6 al 5,8%. Ma oggi è già un altro giorno in cui è difficile immaginare che succederà. Anche se è ormai chiaro che la manovra economica, che fino alla scorsa settimana sembrava la cifra su cui si sarebbe misurato il mercato, nulla ha potuto contro l’attacco all’euro. E in questo senso la giornata importante sarà domani, quando i 17 leader di Eurolandia si incontreranno a Bruxelles per accordarsi sul salvataggio del debito greco.
E in proposito non c’è da essere troppo ottimisti, almeno al momento: non ci sarà «alcuna soluzione spettacolare», ha detto la cancelliera tedesca Angela Merkel, stroncando le aspettative di governi e istituzioni internazionali. Proprio quando il Fondo monetario internazionale ha ieri lanciato un severo avvertimento all’Europa: se si vuole evitare che la crisi dei debiti sovrani contagi l’intera zona euro e metta a rischio la ripresa globale, serve un’azione più decisa da parte delle capitali europee. In realtà, i soli in grado di risollevare le sorti della moneta unica, sono ancora lontani dal bandolo della matassa. Devono trovare un accordo sul nuovo piano di aiuti alla Grecia, che somiglia sempre più a un rompicapo irrisolvibile. Tra Bruxelles e le capitali è in corso una maratona per arrivare a domani con una bozza condivisa di piano. Perché una riunione senza accordo, almeno sui fondamenti del nuovo programma, sarebbe un suicidio collettivo, una catastrofe per la fiducia nell’euro. E il ballo dei mercati potrebbe partire proprio stamane.
Ma oltre all’incontro politico, domani si svolgerà anche la riunione del Consiglio direttivo della Bce, che continua a opporsi risolutamente alle ipotesi di cercare di risolvere la crisi tramite una insolvenza sui pagamenti, quale che sia la forma o l’escamotage tecnico che si vorrebbe utilizzare per percorrere questa strada.