Trema la grande finanza Usa ma Wall Street non si ferma

Allo studio le norme per le ricapitalizzazioni bancarie Le autorità non lasceranno fallire la Morgan Stanley

nostro inviato a Washington

La scena madre della Grande Crisi si è spostata ieri in Europa, e precisamente a Parigi per il vertice dei capi di governo dell’Eurogruppo, ma già da stamattina dovrà ritornare nel consueto teatro di Wall street. L’attesa per la riapertura delle contrattazioni di Borsa è enorme, e l’ipotesi di una chiusura dei mercati azionari, che circola da giorni fra gli operatori ed è stata rilanciata dai giornali britannici, viene smentita ufficialmente dalla Casa Bianca: «Non c’è mai stata alcuna intenzione di interferire con il funzionamento del mercato negli Stati Uniti» dichiara il portavoce del presidente Bush, Tony Fratto. Contro la chiusura dei mercati azionari si è anche schierata, in modo compatto, la federazione delle Borse (World Federation of Exchanges) che riunisce i presidenti di 56 Borse mondiali. Tuttavia una chiusura prudenziale, per mettere in atto le misure politiche decise a Washington e Parigi, non è del tutto esclusa.
La settimana scorsa si è chiusa con la perdita più forte della storia dell’indice Dow Jones: 2.400 punti, pari al 22%, e a un valore di mercato di circa 2.400 miliardi di dollari. Ugualmente gravi le perdite negli altri mercati azionari. Né la riduzione concertata dei tassi d’interesse operata da Fed, Bce e altre banche centrali dal Canada alla Cina, né la decisione di intervenire sul mercato dei commercial papers aziendali sono riuscite a risollevare le sorti del mercato americano. La prova viene adesso tentata dal «piano d’azione» in cinque punti deciso venerdì dal G7, che contiene interventi a favore delle banche in difficoltà. E si attende, allo stesso tempo, il via libera all’intervento del Tesoro nel capitale delle banche americane, mentre ieri sera la Fed ha dato l’ok al take over su Wachovia da parte della Wells Fargo.
Le autorità statunitensi prendono in considerazione tutte le opzioni per stabilizzare i mercati finanziari. «Possiamo ristabilire l’ordine nei mercati, e lo faremo», annuncia il presidente della Federal reserve di Dallas, Richard W. Fisher. Per quanto riguarda il sistema bancario «studieremo una ricapitalizzazione appropriata, in maniera da non ammazzare la gallina che cova le uova d’oro del capitalismo». Il segretario al Tesoro Usa è freneticamente al lavoro per poter annunciare al più presto i dettagli del piano di salvataggio: oltre a riacquistare i titoli «tossici» presenti nei portafogli delle banche, il Tesoro Usa potrà iniettare direttamente dollari pubblici negli istituti di credito sottocapitalizzati. Il piano offrirebbe una formulazione uguale per tutte le banche che vorranno farne uso: in breve, non si negano capitali a nessuno, come è stato invece nel disgraziato caso della Lehman Brothers.
Ed è proprio l’assicurazione che non si ripeteranno altri «casi Lehman», fornita dal segretario al Tesoro Paulson alla riunione del G7 di venerdì, che spinge a credere che al più presto le autorità americane sveleranno i dettagli del piano di ricapitalizzazione bancaria il cui primo «cliente» dovrebbe essere la venerabile Morgan Stanley. Il presidente della commissione economica del Congresso, Chuck Schumer, spera che il Tesoro annunci già oggi che l’azione è in corso, perché «i mercati non attendono». La quotazione della storica banca americana ha lasciato sul terreno, venerdì alla chiusura del mercato azionario, il 22% a causa dei dubbi sull’operazione di ricapitalizzazione da parte della giapponese Mitsubishi, che dovrebbe concludersi entro domani. In ogni caso, le autorità americane non abbandoneranno la Morgan Stanley al suo destino, come è stato con la Lehman. La maggior parte dei banchieri presenti a Washington per l’assemblea annuale del Fmi prevede comunque ancora mercati azionari turbolenti per qualche tempo. Secondo il numero uno della Deutsche Bank, Josef Ackermann, i sommovimenti nelle Borse «si vedranno ancora per tutta la settimana».
Ieri, nel suo intervento al Comitato per lo Sviluppo del Fmi, Paulson ha rivolto agli altri Paesi un appello ad evitare «protezionismo e isolazionismo», nel tentativo di mettersi al riparo dalla crisi finanziaria. «Misure per limitare il flusso di capitali, merci e servizi - ha spiegato il segretario al tesoro Usa - servirebbero solo a peggiorare e rendere più lunga la crisi».