«Tremava e ripeteva: ci hanno massacrato»

Milano«Abbiamo capito subito che si trattava della ragazza di Giuliano, l’abbiamo vista tante volte. Era in condizioni pietose, non riusciva nemmeno a parlare, a spiccicare una parola. E tremava da far paura... Ricordo che ho pensato immediatamente: “Ecco, c’è stato un incidente stradale”. Non avrei mai immaginato che si trattasse di una violenza sessuale, da queste parti non è mai successo niente di simile».
Annamaria Bosco, 54 anni, titolare del ristorante-pizzeria «Miseria e nobiltà» di Sesto San Giovanni, proprio all’angolo tra la via Muggiasca e le strade d’ingresso alla tangenziale nord, è stata la prima - insieme all’amica e aiutante Debora Spinelli, 40 anni - a soccorrere la 27enne stuprata. Il fattaccio, infatti, è avvenuto a qualche centinaio di metri dal suo locale e la ragazza, dopo aver raggiunto il ristorante con le poche forze rimaste, si è rivolta alle due donne per cercare soccorso per lei e per il fidanzato ferito, rimasto dolorante accanto alla macchina, in via dell’Isola.
«Stavamo facendo le pulizie: erano solo le 23.45, ma in questo fine settimana di festa non c’erano in giro tante persone, quindi tanto valeva chiudere il locale - spiega la bionda titolare del Miseria e Nobiltà -. È stato allora che abbiamo visto quella ragazza che si avvicinava. Mora, non molto alta, i capelli a caschetto, un vestito grigio semplice e gli stivali, aveva l’aria sconvolta le tremavano le mani».
La ragazza non racconta nulla di quanto le è accaduto alle due donne. Non accenna nemmeno alla presenza di Giuliano, il suo fidanzato, a poche centinaia di metri da lì: chiede solo di poter telefonare.
«Era confusa, molto confusa - precisa Debora Spinelli -. Tuttavia non voleva nemmeno sedersi, bere un bicchiere d’acqua. Riusciva solo a chiedere di telefonare. “Devo chiamare i genitori di Giuliano, fatemi chiamare i suoi genitori...”, ripeteva».
«Allora le abbiamo allungato il telefono, ma non riusciva a ricordare il numero, era una pena vederla così turbata, senza punti di riferimento: capivamo che era accaduto qualcosa ma non volevamo spaventare ulteriormente la ragazza bombardandola di domande - prosegue la signora Bosco -. A quel punto, però, mi sono offerta io personalmente di cercare il numero sulla guida. Quando però la giovane ha cominciato a ripetere, senza mai fermarsi, “Ci hanno derubati e massacrati”, ho pensato a chissà quale disgrazia, ho creduto che il ragazzo fosse morto. E sapendo che Giuliano ha due genitori anziani e una sorella più giovane temevo che, in quello stato, la telefonata di una ragazza in quelle condizioni avrebbe provocato un vero e proprio choc in famiglia. Mi sono detta che se davvero era capitata una disgrazia la famiglia l’avrebbe dovuto sapere dai soccorritori, nel modo più appropriato».
È così che la signora Bosco propone alla giovane di chiamare un’ambulanza. «Ho avvertito prima il 118 e poi il 113, la polizia - spiega la titolare del ristorante -. È arrivata quasi subito un’ambulanza. Io e la mia amica Debora abbiamo raggiunto via dell’Isola e così abbiamo visto che Giuliano, anche se non riusciva neanche a camminare e in faccia aveva una maschera di sangue, era solo ferito, ma ancora vivo. L’hanno portato all’ospedale Bassini di Cinisello Balsamo».
«Poi la polizia ha cominciato a parlare con la ragazza, nel ristorante - conclude Debora Spinelli -. Dopo mezz’ora è arrivata un’ambulanza che l’ha portata alla clinica Mangiagalli. Così abbiamo capito che era stata stuprata. A dircelo è stata anche una guardia giurata che lavora per il capannone industriale accanto a quello dismesso. Ci ha indicato che era proprio da lì, dall’area abbandonata, che erano usciti quei ragazzi con i cappucci delle felpe calati sul viso che avevano stuprato la ragazza. Sono rimasta in piedi fino alle 3.15... Non riuscivo a crederci che fosse successo a due passi dal ristorante. E da noi».