Tremila «comunali» pronti allo sciopero

Cgil, Cisl, Uil e Cobas uniti per il rinnovo del contratto: è la prima volta da 25 anni

«Il sindaco Albertini ha iniziato a fare politica scontrandosi con i vigili, con le educatrici e con i tranvieri. Recentemente persino con i dipendenti della Scala. Ora ha fatto l’en plein. Speriamo che questa amministrazione vada a casa in fretta. Di certo ha perso tutti i voti dei lavoratori del Comune». È il commento di Antonio Barbato portavoce di SdB-Sincobas, e per la prima volta dopo 25 anni i dipendenti del Comune di Milano aderenti a tutte le organizzazioni sindacali confederali e di base potrebbero scendere in sciopero. Ieri si sono riuniti in un’unica assemblea, la motivazione aggregante è stata una: contrastare la politica della giunta guidata dal sindaco Gabriele Albertini rispetto al contratto integrativo. Oltre 3.000 fra lavoratori e delegati sindacali (dati degli organizzatori) di tutte le sigle hanno preso parte all’incontro. Le richieste dei dipendenti, riguardano salario, diritti, qualità dei servizi e politica dell'occupazione.
I lavoratori comunali chiedono un aumento in vista della firma del contratto aziendale: «Nel bilancio comunale ci sono 3 milioni di euro destinati a questi aumenti. È inaccettabile che ora vogliano concederci solo il 70%», dichiara Barbato. La mozione invita l’Amministrazione al pagamento completo dei premi di produzione del 2004, per ora liquidati solo al 30%. Sul piano dei servizi i lavoratori chiedono il blocco delle privatizzazioni e delle esternalizzazioni: «Bisogna fermare questo processo di disinvestimento sui servizi - dice Amerigo Sallusti, della Funzione pubblica della Cgil -. In dieci anni sono venuti a mancare 3500 lavoratori».
I dipendenti chiedono inoltre l'assunzione dei 6000 precari e la sospensione del ricorso ai consulenti esterni. Se l’Amministrazione non si siederà alla trattativa disposta ad accettare la piattaforma, è già previsto uno sciopero generale entro la fine di giugno.