In tremila per l’arrivederci di Bertone

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(...) i fedeli e le autorità, Alessandro Repetto per la provincia, Claudio Burlando per la Regione, assente il sindaco Beppe Pericu. Indossa i paramenti sacri seta e oro sotto la tunica rossa. Per dare l'annuncio si fa mettere in testa il cappello cardinalizio. L'atmosfera è emozionante. Tutti con il naso all'insù, verso l'altare. S'interrompe soltanto una volta, quasi con le lacrime, prima di dire la storica frase.
«Annuncio che Sua Santità papa Giovanni XVI ha provveduto a nominare Sua Eminenza monsignor Angelo Bagnasco nuovo arcivescovo di Genova».
La chiesa scoppia di applausi. Quasi a soffocare l'altro annuncio ufficiale.
«Il papa mi ha quindi scelto come segretario di Stato. Un incarico che assumerò ufficialmente il 15 settembre».
Altro scroscio di applausi.
È una mattina speciale per Tarcisio Bertone, il leader della chiesa genovese che tra pochi giorni diventerà quindi uno dei più importanti prelati del Vaticano. «Un primo ministro» come spiega alla folla. «Un incarico pieno di responsabilità che cercherò di assolvere con tutto l'impegno e con tutte le mie forze».
Poi, a sorpresa, un terzo annuncio. Questo fa ballare davvero i tavolini e le sedie davanti all'altare.
«È l'ultima volta che vengo da arcivescovo alla Madonna della Guardia. Spero di toronarci l'anno prossimo e di portare anche il papa Giovanni Benedetto XVI con me. I genovesi se lo meritano».
I canti. I segni della croce. L'assalto all'altare per baciare l'anello cardinalizio. Le confraternite che trasportano le enormi croci sotto la volta del Santuario. Passa mezz'oretta prima che la calca si calmi. I tremila fedeli si spostano sul sagrato. Fino ai parcheggi per per prendere le vetture e tornare indietro a Genova. Intorno a Tarcisio Bertone rimangono i fedelissimi della Curia e il rettore del Santuario. Il piccolo gruppo si sposta in una saletta attigua per l'incontro con la stampa. Raffiche di domande. L'aplomb dell'arcivescovo si scioglie. Le parole sono piene di emozioni quando si tirano le somme di un arcivescovato durato oltre tre anni. Poi una confidenza personale mai raccontata.
«Quando papa Giovanni Benedetto XVI mi chiese per la prima volta di assumere l'incarico di segretario di Stato gli diedi la mia piena disponibilità, ma, allo stesso tempo, gli dissi di pensarci molto bene. Poi, nella notte tra il 15 e il 16 agosto scorso - racconta Bertone con la mano sul cuore - ho sognato papa Giovanni Paolo II. Ho avuto i brividi. Non volevo staccarmi da quel sogno, da quello che è stato la mia guida spirituale. Allora, ho sognato, mi sono inginocchiato di fronte a lui e ho aspettato che mi parlasse. Papa Giovanni Paolo II aveva il bastone degli anziani e un lungo abito bianco. Era sorridente, come lo è stato con tutti durante il suo pontificato. Gli ho detto che la giornata mondiale della gioventù era stata una sua grande invenzione. Lui mi ha posato la mano sul capo e mi ha detto che volentieri mi dava la sua benedizione per l'incarico che stavo andando a svolgere».
Bertone è scosso, ma vuole finire il racconto.
«Quando, il 23 agosto scorso, ho incontrato ancora papa Benedetto XVI, gli ho raccontato del mio sogno. Lui ha sospirato e poi, con un sorriso, mi ha risposto che se c'era la benedizione di papa Giovanni Paolo II potevo stare ancora più tranquillo. Ecco, non ho tentennamenti e sono pieno di forze».
Di Genova l'arcivescovo sottolinea il problema dei giovani e della loro formazione culturale, spirituale e professionale. Auspica una soluzione e interventi di tutti, a cominciare dalle istituzioni, per risolvere la violenza giovanile nelle strade. Poi si riferisce ai mugugni. Alza la mano e spiega che è giusto, ma che occorre andare oltre e trovare le risposte con l'impegno di tutti. Di Bagnasco ripete gli elogi e gli auguri ricordando l'alta figura del prelato che ha costruito la chiesa dell'ordinamento militare. Spera che segua il resoconto e le linee di programmazione pastorale da lui avviate coinvolgendo migliaia di fedeli perchè «Genova è una chiesa di popolo».
Sul fronte internazionale ricorda i diritti degli stati libanese, israeliano, palestinese, ma scuote la testa e spiega come «il cessate il fuoco poteva essere deciso prima risparmiando tanti orrori». Poi benedice la forza di pace e i nostri soldati come quelli delle altre nazioni dell'ampia coalizione sotto l'ombrello delle Nazioni Unite. La vita, la morte, la guerra e il ruolo della chiesa. «In Irak ascoltavano il mio discorso delle esequie di Fabrizio Quattrocchi - ha rivelato Bertone -. Me lo ha detto il commissario della Croce Rossa Scelli che mi ha dato atto che in Irak ascoltavano il mio discorso e il tono da me usato per prendere decisioni sugli altri ostaggi».
Si sofferma sul problema dell'economia e su quello dell'energia che spiega occorre essere risolto presto. Un tema, ricorda ancora Bertone, che è stato il primo argomento della sua discussione quando incontrò Fidel Castro all'Avana. Poi il congedo, la banda musicale che lo saluta, l'incontro con i fedeli rimasti ancora sul sagrato. Il pranzo al santuario e il ritorno alla curia genovese.