Tremila in strada: festa e tensioni al «Cuore nero»

«Io tifo camerata». Maglietta viola e bambina per mano davanti alla saracinesca squarciata e al tetto sfondato di quella che sarebbe dovuta essere la sede di Cuore nero, centro sociale di destra sul modello della romana Casa Pound o della Comunità giovanile di Busto Arsizio. In 3mila si sono dati appuntamento ieri, in fondo a viale Certosa, per un presidio dopo l’attentato di martedì notte. A pochi metri di distanza il contro-presidio degli autonomi del Torkiera, una cinquantina che guardano da lontano prima di assistere alla proiezione del Fascisti su Marte di Corrado Guzzanti. Tra i due gruppi solo un tentativo di contatto, subito bloccato dalle forze dell’ordine. «Do-ve so-no gli an-ti fa-sci-sti», provocano le teste rasate con la birra in mano. «Questa è una festa», ripetono gli organizzatori. Musica a palla, un concerto, Tricolori, celtiche e divise da skin. Il rogo vigliacco riesce nel miracolo di riunire tutta la «Cosa» nera. Da Alleanza nazionale (l’onorevole Paola Frassinetti annuncia anche un’interrogazione parlamentare), passando per la Fiamma tricolore, Forza nuova, Alternativa sociale. Tanti volti che sono una piccola enciclopedia della destra radicale, come l’anima di quella che fu Terza posizione Gabriele Adinolfi oggi impegnato nel Centro Studi Polaris o Maurizio Murelli ora direttore della rivista Orion e artefice della Bottega del fantastico, la libreria cult della destra. «Abbiamo subito un attacco al quale rispondiamo con un presidio non violento - spiega Roberto Jonghi Lavarini, insieme ad Alessando “Todo” Todisco fondatore di Cuore nero -. Dimostriamo con i fatti di essere una realtà culturale e per questo motivo abbiamo il diritto di poter esprimere il nostro pensiero. Al Comune chiediamo una nuova sede».