Tremonti aizza la Lega... Si va verso il ribaltone?

Dietro allo strappo del Carroccio ci sarebbe la manina del ministro dell'Economia che vuole vendicarsi della nomina di Draghi alla Bce e dell'Opa francese su Parmalat. E i lumbard adesso vanno in tilt. <strong><a href="/interni/tremonti_aizza_lega_contro_berlusconi/28-04-2011/articolo-id=519691-page=0-comments=1" target="_blank">Reguzzoni: &quot;Noi con il governo&quot;. Maroni: &quot;Si voti&quot;</a></strong>

Altro che Libia e clan­destini. Dietro la mi­naccia di strappo della Lega c’è soprat­tutto l’ira di Tremonti per due fatti. Il primo: la nomi­na, voluta da Berlusconi, del suo nemico storico Ma­rio Draghi, governatore del­la Banca d’Italia, a capo del­la Banca centrale europea, posto di grande prestigio e soprattutto potere. Secon­do: il via libera del premier alla scalata francese su Par­malat, operazione osteggia­ta dal nostro ministro del­l’Economia che peraltro non era riuscito a mettere in piedi una alternativa italia­na. Questioni personali, quindi, più che politiche, di un ministro che si sente pre­mier e che ha grande in­fluenza sulla Lega. Al punto da aizzarla contro Berlusco­ni facendo leva su due que­stioni, bombardamenti e clandestini, che stanno a cuore al popolo del Carroc­cio molto sensibile in cam­pagna elettorale. Le cose in realtà sono mol­to chiare. L’Italia non pote­va uscire dalla Nato o tradi­re l’alleanza politica occi­dentale, quindi, come dice anche il presidente Napoli­tano, rifiutarsi di partecipa­re alle operazioni nei cieli li­bici. L’Italia ha ottenuto dal­la Francia un via libera di fat­to al transito dei clandestini nordafricani (anche ieri in centinaia hanno varcato il confine di Ventimiglia). Concedendo l’Opa ai france­si, il governo ha messo al si­curo i posti di lavoro Parma­lat, creato ricchezza per i so­ci, i risparmiatori e gli opera­tori italiani del latte che avranno garantita la produ­zione. Tutto questo a Tremonti non pare interessare. Ha perso la testa e cerca l’affon­do con il tifo delle opposizio­ni. Un ministro dell’Econo­mia dovrebbe lavorare per la stabilità politica che è pre­supposto di quella economi­ca. Se fa l’inverso significa che ha mire diverse, magari inconfessabili. Per esempio tirare per la giacchetta Bos­si, alleato decisivo del pre­mier, per portarlo verso altri lidi. Il quale Bossi sta pren­dendo tempo. Da una parte c’è l’offesa di non essere sta­to informato dal premier sul caso Libia (ieri si è vendica­to con un titolo sulla Pada­nia: «Berlusconi in ginoc­chio a Parigi», che però non è farina del suo sacco), dal­l­’altra sa che il progetto fede­ralista è realizzabile soltan­to al fianco del Pdl.Nella Le­ga c’è chi getta acqua sul fuo­co. Sfasciare tutto per cosa? Per vendicare Tremonti del­la nomina di Draghi? È un po’ poco, è difficile farlo di­gerire al popolo leghista. An­che in tempi di campagna elettorale.