Tremonti alza un muro contro la Cina

Breton: «Previsioni buone, ma resta il rischio petrolio»

Gian Battista Bozzo

nostro inviato a Vienna

Un messaggio d'ottimismo arriva dalla capitale austriaca, dove sono riuniti i ministri delle Finanze dell'Ue, sull'andamento dell'economia europea: commissione, Bce e i singoli ministri concordano sul fatto che i primi tre mesi mostrano una ripresa visibile, evidente. «I brutti dati del quarto trimestre 2005 non saranno seguiti da brutte cifre nel primo trimestre del 2006», assicura il commissario agli Affari economici Joaquin Almunia. Ed aggiunge: «La disoccupazione di Eurolandia si è ridotta di mezzo punto negli ultimi dodici mesi, e i numeri che stiamo ricevendo in queste settimane mostrano miglioramenti anche nei conti pubblici».
Non si è parlato di conti italiani, al vertice ministeriale. La legge finanziaria 2006 è stata approvata dall'Ecofin nella riunione precedente, e i conti della recente Trimestrale di cassa per il momento non fanno suonare alcun campanello a Bruxelles. «Non bisogna reagire ad ogni dato provvisorio - ricorda il lussemburghese Jean-Claude Juncker (che ricopre l'incarico di Mr. euro, portavoce dell'Eurogruppo) -: abbiamo già preso una decisione sulla legge finanziaria dell'Italia e tra alcuni mesi vedremo come vanno le cose». Juncker rivela d'aver incontrato una settimana fa Romano Prodi, e di avergli detto che «all'Italia sono state fatte richieste impegnative sui conti pubblici», con il rientro sotto il 3% del rapporto deficit-pil alla fine del 2007. Se l'Unione, per finanziare i suoi programmi di spesa, volesse chiedere un rinvio del programma di rientro, la trattativa non sarebbe facile.
Cifre migliori, dunque, in Europa. Anche la prudenza della Bce sui tassi d'interesse (giovedì non sono state approvate variazioni) sembra voler dire: se c'è la ripresa, meglio non ostacolarla. Jean-Claude Trichet, presidente della banca centrale, parla di una crescita economica che nella prima parte di quest'anno sta raggiungendo il potenziale dell'area euro. E per il ministro delle Finanze francese Thierry Breton, «la situazione è visibilmente migliore rispetto all'inizio dell'anno, anche se permane il rischio petrolio».
L'atmosfera di ottimismo che ha caratterizzato la prima parte della riunione viennese dell'Ecofin è tuttavia destinata a incrinarsi, almeno in parte, oggi, quando sul tavolo dei venticinque ministri delle Finanze e dei governatori delle banche centrali farà il suo ingresso l'argomento del neo-protezionismo in Europa. Giulio Tremonti, che fra i primi ha sollevato la questione con riferimento a due casi (Enel-Suez e Unicredit), si appresta a dire la sua. «L'Europa, liberista con la Cina, è protezionista con se stessa. C'è qualcosa che non va? Io credo di sì. Adesso Bruxelles sta incominciando a muoversi, con dazi e quote nei confronti dei prodotti cinesi, una mossa che fino a qualche tempo fa sembrava impossibile - ricorda il ministro dell'Economia -: ma ora che si sta sbloccando il lato esterno, emerge il nazionalismo economico ed il protezionismo interno». La questione tocca il cuore dell'Europa, ed anche il presidente della Banca centrale europea Jean-Claude Trichet non si lascia sfuggire l'occasione per rimarcare quanto la Bce resti contraria a ogni forma di neo-protezionismo in Eurolandia. «Siamo fortemente impegnati a favore del rispetto delle regole del mercato interno: il protezionismo va combattuto su tutti i fronti», ribadisce Trichet. Due giorni fa, quasi a dare un segnale in proposito, la commissione ha varato una salva di procedure di infrazione contro 17 Paesi dell'Unione, in particolare Francia e Spagna.
Su globalizzazione e dintorni, la presidenza di turno austriaca ha invitato a parlare i boss di tre grandi banche - Abn Amro, Bnp-Paribas e Royal Bank of Scotland - e di tre grandi imprese, Bern Pischetrieder della Volkswagen, Cesar Alierta della spagnola Telefonica e il capo della Nestlè Peter Brabeck-Letmathe. Dovranno spiegare ai ministri e ai governatori - fra questi Mario Draghi, che fa il suo esordio all'Ecofin - come rendere Eurolandia un'area più attraente per gli investimenti internazionali.