Tremonti benedice il piano e zittisce Bersani: "In 22 mesi al potere non avete fatto nulla"

Il titolare dell’Economia: "Il salvataggio della compagnia simile a quello ipotizzato dal Pd"

Roma - Giulio Tremonti, esponente del governo più defilato nel corso di tutta la vicenda Alitalia. Battute con il contagocce e interviste assenti, almeno fino alla settimana scorsa. Prima martedì, a Ballarò, ha rotto il silenzio. Poi ieri, l’attesa audizione parlamentare sulla crisi della vecchia società e la nascita della Compagnia aerea italiana. Un intervento nella più ufficiale delle occasioni per dare garanzie su due punti critici dell’operazione (la possibilità che la Cai, prima o poi, passi in mani straniere e i costi per lo Stato), che il ministro dell’Economia ha comunque deciso di giocare in attacco, gettando sulle opposizioni la peggiore delle accuse. In sintesi: il nostro piano è quello che avreste realizzato anche voi, se vi foste trovati di fronte al tramonto di Air France.

Confermata la valutazione sulla società guidata da Jean-Cyril Spinetta: «Non c’è più, si è dissolta il 2 aprile. È una chimera», ha dapprima rimarcato prendendo di mira chi, nel centrosinistra, continua a parlare della compagnia franco-olandese come se fosse un’alternativa praticabile. Considerazioni «surreali e strumentali». Impossibile mettere sullo stesso piano la cordata con l’acquisizione da parte di un’altra compagnia.

Poi ha punzecchiato Pierluigi Bersani citando un suo intervento di qualche giorno fa, nel quale l’esponente del Pd ed ex ministro ha illustrato il «piano B» del governo Prodi. Era «sostanzialmente simile a quello in atto», cioè quello del governo Berlusconi, ha rilevato Tremonti. «Se vuole mentire va bene ma non usi il mio nome», ha ribattuto Bersani, secondo il quale la differenza tra i due progetti sta nel fatto che il governo Berlusconi ha fatto un «finto commissariamento» per poi dare vita a una bad company. Critiche che il ministro ha respinto ricordando come la crisi della compagnia di bandiera fosse già nota quando al governo c’era la sinistra. Fu Prodi ad «attardarsi», per cercare di favorire un compratore, Air France appunto, che poi è stato respinto dai sindacati dei dipendenti Alitalia. «Se vi era possibile tutto questo, se avevate i mezzi per fare tutto questo, perché non lo avete fatto voi in 22 mesi?».

Ma Air France si ritrova anche al centro dei timori sul futuro. Si parla di una cessione di quote oggi agli imprenditori della cordata alla compagnia di Parigi. Tremonti ha sostenuto che si tratta di un’ipotesi che non si realizzerà. Il vincolo «è una componente strutturale dello statuto della società che si è presentata all’offerta. Una sua modifica richiederebbe una maggioranza del 66 per cento».

Una difesa a spada tratta dell’operazione, quindi. Che ha anche toccato i temi propri del dicastero di via XX Settembre. «È stato detto che la procedura costa», ha ricordato riferendosi a chi anche ieri sosteneva che con il piano del governo gli oneri sono tutti a carico dello stato. «Non è vero, non crea perdite, ma interrompe il processo di formazione di nuove perdite». Poi un’altra strada non c’era perché «non c’è nessuno disposto a rilevare passività e trasporto aereo».