Tremonti cerca il condono dei vescovi Il Pdl si infuria: "Abbattere il debito"

In una intervista ad <em>Avvenire</em> il ministro dell'Economia boccia la sanatoria fiscale: &quot;Il condono minaccia l’afflusso delle entrate negli anni a venire&quot;. Ma il
Pdl s’infuria: in molti hanno letto le sue frasi come tesi &quot;alla Visco&quot;. E Cicchitto insiste sul condono: &quot;Va fatto se abbatte il debito&quot;

Roma Ha scelto un’intervista al quotidiano Avvenire per affondare il condono fiscale. Ma più che una risposta ai colleghi di governo e di partito che vorrebbero le sanatorie per finanziare il decreto sviluppo, quello di Giulio Tremonti è un messaggio ai vescovi, con l’obiettivo di piantare una bandiera sui risultati della lotta al sommerso e smarcarsi preventivamente da scelte future che potrebbe non condividere.
Netto il no ai condoni perché «vorrebbe dire frenare sul nascere il progetto di contrasto all’evasione». Avanti tutta, invece, con il «nostro vero obiettivo», cioè l’emersione dell’economia in nero. In parte, quella del ministro dell’Economia è una risposta alla Cei che quest’estate aveva chiesto misure più severe. Ma è anche un tentativo di riagganciare il dialogo con mondo cattolico, in vista del convegno dell’associazionismo che si terrà a Todi il 17 ottobre. I rapporti tra Tremonti e le principali associazioni vicine alla Chiesa, compresa la Cisl con la quale c’è sempre stata sintonia, negli ultimi tempi si sono raffreddati. Uno dei messaggi forti che dovrebbe emergere dal summit umbro dovrebbe essere proprio quello anti evasione e l’intervista per il ministro è un biglietto da visita di tutto rispetto per un appuntamento che si annuncia molto politico.
Il messaggio di Tremonti è chiaro: la linea del ministero dell’Economia (nell’intervista non parla mai di scelte del governo) sta dando i primi frutti, cambiare strada è invece controproducente. «Finora le entrate da lotta all’evasione fiscale e contributiva sono servite sistematicamente per finanziare la spesa pubblica: sanità, pensioni, assistenza. Il condono minaccia l’afflusso di queste entrate negli anni a venire. E, così facendo, alla fine, ci troveremmo con un maggior deficit».
Argomento tecnico per mettere a tacere gli avversari del Pdl, che vorrebbero forzare la linea rigorista trasformando il decreto sviluppo al quale sta lavorando il ministro Paolo Romani, da piano «a costo zero» a un progetto con risorse fresche per gli investimenti e per abbattere il debito pubblico.
Anche ieri, a farsi portavoce di questa linea è stato il capogruppo Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto. «Fino adesso il governo ha avuto una linea difensiva che ha consentito però di salvare l’Italia ora è indispensabile un salto di qualità». Sul fronte economico l’obiettivo è «l’abbattimento del debito» che necessita di «una forma di finanza straordinaria ossia una patrimoniale morbida, la riforma delle pensioni, le dismissioni, e anche, eventualmente, se il resto non basta, il condono edilizio e il condono fiscale». E poi, diretto a Tremonti: «Io non credo che l’etica si misuri su questo, ma sulla capacità di trovare risorse».
Linee diverse. E l’intervista non ha aiutato a colmare il solco tra Tremonti e i malpancisti del Pdl, visto che ieri nel c’era chi ci ha visto nelle parole del ministro, «tesi alla Vincenzo Visco». Il riferimento è nell’idea di passare «dalla repressione alla prevenzione» per richiamare gli italiani al «dovere fiscale» attraverso «un messaggio non poliziesco; ma sociale, di deterrenza».
Non si tratta di un puro esercizio teorico. Il governo - ha ricordato Tremonti - con l’ultima manovra ha già dato un colpo al segreto bancario. «Abbiamo stabilito che scompare sul serio e, in pratica, nessuno se n’è ancora accorto, nessuno l’ha notato, nessuno l’ha sottolineato con la giusta rilevanza».
Non è la prima volta che si scontrano le due linee. Già con la manovra, il fronte di chi nel Pdl voleva la riforma delle pensioni si è scontrato con Tremonti e ha perso. Lo stesso disegno si ripropone adesso con i condoni.