Tremonti conferma: "Manovra da 36 miliardi"

Il ministro della pubblica amministrazione Brunetta a sorpresa anticipa
le cifre della correzione dei conti pubblici: "Un mix di antibiotici e
vitamine". Previsto per giugno un "tagliaspese" da 1,5 miliardi

Roma - La manovra triennale 2009-2011 sarà di circa 36 miliardi di euro e verrà delineata a fine mese, insieme con il Documento di programmazione economica e finanziaria (Dpef).

La cifra non viene rivelata dal ministro dell’Economia, come prassi vorrebbe, ma dal pirotecnico titolare della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta. Soltanto dopo una mitragliata di anticipazioni e numeri da parte di Brunetta, arriva la conferma dal titolare della partita, Giulio Tremonti, e dal premier Silvio Berlusconi nel corso dell’incontro governo-Regioni a Palazzo Chigi.

Dunque, 36 miliardi in tre anni, circa sei in più rispetto ai 30 miliardi ipotizzati dal duo Prodi-Tps: una differenza dovuta al peggioramento della congiuntura economica. Il pacchetto di giugno prevede inoltre un intervento per portare il deficit 2008 al 2,5% del Pil rispetto a un tendenziale leggermente superiore. Il confronto sulla correzione dei conti pubblici e sul Dpef «tornerà nella sua sede naturale, il Parlamento, sfruttando il nuovo clima di collaborazione tra maggioranza e opposizione», spiega Tremonti ai rappresentanti delle Regioni. Per il ministro, raccontano i presenti all’incontro, la manovra «sarà approvata dal Parlamento entro l’estate, e sarà la base del federalismo fiscale».

La correzione 2008 è necessaria perché, rispetto ai conti precedenti, c’è un rallentamento dell’economia superiore alle previsioni. Si tratterà di un taglio alle spese nei ministeri, tarato in maniera selettiva. Invece, secondo la descrizione fantasiosa di Brunetta, la manovra triennale sarà composta «di antibiotici e vitamine: antibiotici per correggere le dinamiche di finanza pubblica, vitamine per migliorare la produttività e l’efficienza». Dovrà produrre risparmi per circa 36 miliardi di euro (12 miliardi di euro all’anno), con l’obiettivo di raggiungere nel 2011 il pareggio di bilancio, come Tremonti ha confermato ai colleghi europei nell’ultima riunione Ecofin.

La manovra dovrebbe essere divisa in più provvedimenti: almeno un decreto legge in giugno, un secondo decreto a fine settembre insieme con una legge Finanziaria light, molto più snella e leggera rispetto a quelle degli anni scorsi per evitare gli «assalti alla diligenza». In giugno troverebbe posto un «tagliaspese», per risparmiare quest’anno circa 1,5 miliardi. Fonti vicine ai dossier lo definiscono «un ritocco minimo per migliorare il deficit» che, alla luce della due diligence compiuta dalla Ragioneria dello Stato, è leggermente superiore alle ultime stime. Sono poi in arrivo liberalizzazioni nei servizi pubblici locali e per le farmacie, risparmi nella spesa comunale e sanitaria, ma niente nuovi ticket. E semplificazioni amministrative, tipo «apri un’impresa in un’ora».

Infine, c’è molta attesa per i dettagli della Robin Hood Tax, l’imposta straordinaria che dovrebbe colpire gli utili - ugualmente straordinari - dei petrolieri. Tremonti appare molto determinato in proposito, e studia norme «inattaccabili».

«È una manovra con tre obiettivi: crescita, stabilità finanziaria e coesione sociale», dice il ministro del Welfare Maurizio Sacconi al termine di un incontro con Tremonti. Fra gli interventi di pertinenza di Sacconi ci sarà, fra l’altro, l’abolizione del divieto di cumulo tra pensione e lavoro. Per il momento, invece, niente detassazione degli straordinari nel pubblico impiego: l’allargamento, spiega il ministro del Welfare, sarà possibile solo quanto la riforma andrà a regime.
Del pacchetto di fine mese farà parte anche il programma di risparmi nella Pubblica amministrazione messo in piedi da Brunetta. Lo stesso ministro conferma il blocco del turnover, ma un po’ rivisto rispetto a quelli decisi in passato. «I blocchi non funzionano mai, se fatti in maniera banale. Bisogna invece rinnovare il capitale umano nell’amministrazione», spiega. In ogni caso, ci sarebbe un limite di assunzioni rispetto ai pensionamenti (il rapporto dovrebbe essere di uno a otto). Inoltre Brunetta vuole responsabilizzare il «datore di lavoro», che sia Stato o Ente locale, direttore generale di un ministero o sindaco. Esempio: «Se il direttore di una unità sanitaria non la tiene in ordine, allora salta». Auguri.