Tremonti al contrattacco sugli Eurobond

Il ministro dell’Economia difende la sua proposta e ribatte alla Germania: «É una idea che andrà lontano. Non occorre rivedere il Trattato». L’Ecofin stringe sull’evasione fiscale e formalizza gli aiuti da 85 miliardi per l’Irlanda. Petrolio e oro ai massimi<br />

Anche se l’Ecofin dice no alla proposta avanzata da Giu­lio Tremonti assieme al capo dell’Eurogruppo, Jean-Clau­de Juncker, per l’adozione de­gli eurobond, il nostro mini­stro dell’Economia si dice convinto che si tratta «di un’idea che viene da lontano e che andrà molto lontano». Con la proposta «abbiamo vo­luto lanciare un messaggio politico: se la crisi è globale può avere solo una soluzione globale, si può superare solo con una proposta europea co­mune. Procedere caso per ca­so, Paese per Paese, forse non è così efficace». Dello stesso avviso è anche il Fondo mone­tario internazionale, per boc­ca del suo direttore Domini­que Strauss-Khan. «Speria­mo- ha aggiunto il ministro ­che si arrivi a soluzioni che sia­no più generali possibile. Questa è la giusta direzione». Ieri da Bruxelles, dove si è concluso l’Ecofin, Tremonti ha replicato alle critiche venu­te dalla Germania, che ha mo­tivato il suo «no» all’emissio­ne di eurobond attraverso un’Agenzia europea del debi­to col fatto che ciò comporte­rebb­e una complessa revisio­ne del Trattato Ue: «La propo­sta per come è stata avanzata non comporta alcuna modifi­ca del Trattato. Questo - ha sottolineato il ministro - mi sembra un argomento supe­rabile ». A proposito dell’altra ipotesi sul tavolo dei ministri finanziari della zona euro ­l’aumento delle risorse del Fondo salva-Stati - Tremonti ha spiegato che se ne discute­r­à al prossimo consiglio euro­peo dei Capi di Stato e di go­verno, «il foro più adeguato». Da notare che a sostegno del­l­a proposta di Tremonti e Jun­cker si è schierato anche lo storico presidente della Com­missione europea, il francese Jacques Delors, uno dei padri dell’euro, secondo il quale, tuttavia, l’«anello mancante» della zona euro è il coordina­mento delle politiche econo­miche. Importante l’intesa rag­giunta ieri dall’Ecofin per raf­forzare l’assistenza reciproca tra gli Stati e lo scambio di in­formazioni sulla tassazione diretta allo scopo di contrasta­re l’evasione e le frodi fiscali e l’aggiramento della direttiva europea e facilitare una mi­gliore valutazione delle impo­ste dovute. Con tale accordo «pensiamo- ha detto Tremon­ti - che i tentativi di fare tratta­ti bilaterali (con Paesi non Ue, ndr ) siano fermati». Tremonti ha osservato che il criterio del debito pubblico «è fattore fondamentale ma non l’unico per valutare i ri­schi sistemici di un Paese». «La nostra posizione- ha affer­mato- è quella della Commis­sione europea. Non c’è un benchmark numerico specifi­co per la riduzione del debito pubblico e si estende la valu­tazione a tutti gli altri fattori rilevanti. E gli effetti di questa riforma - ha aggiunto il mini­stro - si vedranno tra cinque anni. Nel 2014, infatti, l’anali­si dovrà essere estesa a tutti questi altri fattori». Venerdì Tremonti, insieme al commis­sario agli Affari economici e monetari Ue, Olli Rehn, sarà in audizione alla commissio­ne bilancio del Parlamento italiano per dare «le più am­pie risposte » dopo che Bruxel­les ha stimato per il 2012 un rapporto deficit/Pil pari al 3,5%, superiore al 2,7% previ­sto dal governo italiano. Lo stesso Rehn, ieri, ha annun­ciato che in febbraio saranno svolti altri stress test sulle ban­che europee, questa volta va­lutando anche la liquidità de­gli istituti. Dalla Grecia, Strauss-Khan (Fmi) ha ribadi­to che la crisi europea è grave, che non va affrontata fram­mentariamente ma con misu­re globali e ha dichiarato che difficilmente Atene sarà in grado di centrare gli obiettivi di finanza pubblica nel 2011, in attesa di una ripresa che ar­riverà non prima del 2012. Ieri l’Ecofin - in una giorna­ta che ha registrato, non sen­za preoccupazione, nuovi re­cord del petrolio (90 dollari al barile) e dell’oro (1428,15 l’oncia) - ha formalizzato il programma da 85 miliardi di euro di aiuti per l’Irlanda. L’intesa prevede che Dublino riduca il deficit sul Pil sotto il 3% entro il 2015, avendo otte­nuto una proroga rispetto al­la precedente scadenza del 2014.