Tremonti costringe il Governatore alla ritirata

La mossa a sorpresa decisa sabato mattina, mentre Fazio preparava il discorso

Gian Battista Bozzo

nostro inviato a Washington

Il discorso al Comitato per lo sviluppo del Fondo monetario internazionale era pronto, tre cartelle e mezzo di routine sulle iniziative a favore dei Paesi più poveri e indebitati del mondo. Ma a pronunciarlo, al posto dell’honourable Giulio Tremonti, non è stato, come accadeva da molti anni, il Governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio. Con un moto di sorpresa, Fazio ha appreso che il ministro dell’Economia aveva delegato a parlare un dirigente del dicastero, il responsabile Esteri Ignazio Angeloni. E allora, immediatamente, ha lasciato Washington diretto a Roma.
Il nuovo atto di sfiducia nei confronti del Governatore crea un vespaio nella capitale americana, con inevitabili conseguenze in Italia. I primi flash d’agenzia giungono nella notte fra sabato e domenica, parlando di «revoca», da parte di Tremonti, della delega a Fazio per parlare al Development committee. In effetti, non di revoca si dovrebbe parlare visto che spetta al ministro delegare il proprio rappresentante per gli interventi ufficiali al Fmi e alla Banca mondiale: «La delega non è stata revocata, stavolta non è stata data», spiegano fonti del Tesoro. In punta di diritto è così. Nei fatti Tremonti ha dato seguito alla sfiducia manifestata dal premier Berlusconi nei confronti del Governatore subito dopo le dimissioni di Domenico Siniscalco e la nomina del nuovo ministro dell’Economia.
Fazio, in questo modo, non ha parlato a nome dell’Italia nell’unica occasione ufficiale a lui tradizionalmente riservata. Un colpo duro, sicuramente, per il Governatore che non si attendeva una simile conclusione della sua trasferta washingtoniana. Fino al primo pomeriggio di sabato, infatti, la delegazione di Bankitalia faceva sapere che Fazio avrebbe parlato, come da programma, domenica mattina e quindi sarebbe rientrato in Italia. Lo stesso segretariato della Banca Mondiale aveva segnato «in automatico» il nome del Governatore accanto alla casella «Italia» nella scaletta degli interventi. Ma intorno al mezzogiorno di sabato è giunta al segretariato la lettera di Tremonti, che indicava Angeloni in sua vece. Più tardi sono stati avvertiti i collaboratori del Governatore, e quindi lo stesso Fazio. Immediata, a quel punto, la decisione di lasciare la capitale americana e di rientrare a Roma. Il volo nella notte, e ieri mattina l’atterraggio a Ciampino verso mezzogiorno.
Nella concitazione delle ultime ore, si è parlato di una conversazione burrascosa fra ministro e Governatore. In realtà, fonti concordi affermano che non c’è stato alcun contatto tra Fazio e Tremonti, né personale né telefonico, per l’intera durata dell’assemblea Fmi, e dunque anche nella giornata di sabato. Il Governatore ha appreso indirettamente che non sarebbe stato lui a prendere la parola al Development committee. Infatti, i due si sono ignorati fin da giovedì sera, quando sono arrivati a Washington con voli diversi, pur rimanendo nello stesso albergo di Georgetown, l’area storica della capitale americana. Nessun contatto evidente neppure alla riunione del G7, dove sedevano separati dal direttore generale del Tesoro, Vittorio Grilli.
Soltanto diverse ore dopo l’arrivo a Roma, è giunto un commento alla vicenda da parte di via Nazionale. «Il Governatore della Banca d’Italia - affermano fonti dell’istituto - ha preso parte regolarmente a tutti gli incontri previsti per i governatori delle banche centrali. La partecipazione al Development committee - aggiungono le fonti - è un potere-dovere dei ministri dell’Economia, del Bilancio o degli Affari sociali». Di fatto, la spiegazione di Bankitalia conferma che non c’è stata alcuna revoca. È nel pieno potere del ministro designare la persona che parlerà al suo posto. Ma non manca un tentativo di sdrammatizzare, da parte del senatore centrista Ivo Tarolli: «Il Governatore è rientrato in anticipo per un leggero malessere», sostiene.
Dietro la battaglia dei cavilli, esiste tuttavia una questione tanto evidente quanto sostanziale. Alla dichiarazione di sfiducia pronunciata da Berlusconi nei confronti del Governatore, stanno facendo seguito le prime azioni concrete. La mancata delega al Comitato per lo sviluppo è un atto che tutti, a Washington ma non solo, interpretano come il «no» del governo a Fazio di parlare in una importante sede internazionale a nome dell’Italia. «Per come si erano messe le cose nei giorni scorsi, Fazio doveva aspettarselo», dicono nei corridoi del palazzone del Fondo monetario sulla Diciannovesima Strada. Adesso la palla passa alla Banca centrale europea, che presto esprimerà un parere, quasi certamente positivo, sulla riforma di Bankitalia proposta dal governo. E così il cerchio intorno al Governatore, pian piano, si stringe.