Tremonti: «Una decisione poco eccitante»

Gian Battista Bozzo

da Roma

«La nostra opinione è che la Bce è indipendente in politica monetaria, e che la decisione non è eccitante in termini economici». Giulio Tremonti ospita al Tesoro il ministro delle Finanze austriaco Karl-Heinz Grasser, che dal primo gennaio diventerà il presidente dell’Eurogruppo e dell’Ecofin. Si parla di crescita economica e di lotta alla disoccupazione come «priorità della presidenza austriaca dell’Unione europea». E viene spontanea la domanda: l’aumento dei tassi deciso a Francoforte va nella stessa direzione?
Tremonti è tranchant, come al solito. La decisione della Banca centrale europea non gli piace, e si sente. Grasser, seduto accanto al nostro ministro nell’Economia nella «sala Cipe» di via XX Settembre, arriva alla stessa conclusione con una risposta più argomentata. «Il compito della Bce è di tenere l’inflazione sotto il 2%. Oggi quella nominale è al 2,5% circa, ma senza considerare l’impatto del caro petrolio arriviamo all’1,5%. Se davvero possiamo frenare questo tipo di inflazione con un aumento dei tassi - attacca il ministro delle Finanze di Vienna - io lo metto in dubbio. L’incremento dei tassi non serve a lottare contro l’inflazione nè favorisce la crescita in Europa». Grasser osserva inoltre che il rialzo dei prezzi petroliferi, al contrario di altre epoche, non ha stavolta innescato una spirale di incremento dei salari. E ricorda che in Europa ci sono molte inflazioni, fra lo 0,7-0,8% della Finlandia al 3% del Lussemburgo. Ogni governo deve trovare per proprio conto le misure per fermare i prezzi. «Per farla breve - conclude - questo aumento dei tassi d’interesse non è giustificato».
Le parole di Grasser e di Tremonti fanno pensare che i ministri finanziari europei, pur nel rispetto dell’indipendenza della Bce, non hanno intenzione di restare alla finestra. La presidenza di turno austriaca è impegnata in un programma pro-crescita, e di sfoltimento della regolamentazione eccessiva in Europa. Un obiettivo largamente condiviso. «Il confronto con la Bce sulle ragioni dell’aumento dei tassi proseguirà a livello di Eurogruppo», conferma il ministro delle FInanze belga Didier Reynders: «Visto che la Bce commenta, legittimamente, le politiche di bilancio, non vedo perchè - aggiunge - non debba accettare l’opinione dei ministri sulla politica monetaria». Insomma, c’è maretta in vista, e l’occasione per un confronto è alle porte: le prossime riunioni Eurogruppo, presente Jean-Claude Trichet, ed Ecofin avranno luogo a Bruxelles all’inizio della settimana. Ma è anche probabile che la questione tassi venga discussa stasera, alla cena dei ministri finanziari del G7 londinese, alla quale saranno presenti i banchieri centrali di Europa, Usa e Giappone.
Alle finanze pubbliche italiane, appesantite da un forte stock di debito pubblico, l’aumento dei tassi non può far piacere. Ma è anche vero che la percentuale dei Bot, i soli titoli che regiscono subito a una stretta monetaria, sull’intero debito è molto bassa (circa il 17%). «Se l’aumento dei tassi è una tantum e si limita a un quarto di punto - spiega Mario Baldassarri, viceministro dell’Economia - l’impatto sui conti pubblici e sull’economia reale è modesto. Ma se si tratta dell’inizio di un percorso di rialzi, allora è masochismo».