Tremonti e Draghi: «Impianto solido, ma ci sono anche criticità»

RomaIl sistema bancario italiano «è solido nel suo complesso, e il credito a famiglie e imprese, pur in rallentamento, ha continuato a crescere. Ma permangono «criticità» legate alla forte flessione delle quotazioni di Borsa e al persistere di tensioni sul mercato interbancario. Queste le stringate ma significative indicazioni giunte dal Tesoro al termine della riunione del Comitato per la salvaguardia della stabilità finanziaria, presieduto da Giulio Tremonti. Dopo il vertice, il ministro dell’Economia ha incontrato il governatore della Banca d’Inghilterra, Mervyn King.
Alla riunione del Comitato erano presenti il governatore di Bankitalia Mario Draghi, i presidenti di Consob e Isvap, Lamberto Cardia e Giancarlo Giannini, e il direttore generale del Tesoro Vittorio Grilli. Tema centrale della riunione, la situazione delle principali banche italiane, anche ieri sotto attacco in Borsa. I vertici delle autorità di vigilanza, Draghi in prima fila, hanno analizzato la situazione alla luce degli interventi coordinati di metà ottobre. L’indicazione che ne scaturisce è quella di un sistema bancario nazionale «solido nel suo complesso, grazie al prudente modello di operatività adottato dagli intermediari e alla minore leva finanziaria». Si è inoltre rilevato come la massiccia iniezione di liquidità operata dalla Bce e dall’intero eurosistema abbia fatto scendere i tassi Euribor sotto il 5%. «Tuttavia - aggiunge la nota del Tesoro - permangono criticità legate alla forte flessione delle quotazioni e al persistere di tensioni sul mercato interbancario. Fino a oggi - si legge ancora - il credito erogato dal sistema bancario italiano a famiglie e imprese, pur in rallentamento, ha continuato a crescere». Non si starebbe dunque verificando una situazione di credit crunch nei confronti dell’economia reale.
Il comunicato della riunione non ne parla direttamente, ma l’accenno al calo dei corsi azionari postula che si sia discusso della situazione patrimoniale di alcune grandi banche, in particolare dei due colossi Unicredit e Intesa. La questione della ricapitalizzazione dei due istituti è sul tavolo, ma il «come» è ancora in discussione, così come i tempi e l’eventuale garanzia dello Stato. Tuttavia, il presidente dell’Abi Corrado Faissola taglia la testa al toro affermando che le banche italiane hanno una «buona capitalizzazione» e dunque non c’è bisogno d’intervento del Tesoro. «Riteniamo - dice Faissola alla commissione Finanze del Senato - che la solidità del sistema non dovrebbe rendere necessario sfruttare l’opportunità offerta dal provvedimento varato dal governo». I banchieri, aggiunge, non sono preoccupati che i Fondi sovrani possano impadronirsi del controllo dei nostri istituti. E al momento, conclude, «non ci sono segnali di restrizione creditizia».
Nessun intervento d’emergenza appare quindi alle viste. Il decreto di ottobre sul salvataggio delle banche verrà comunque emendato, adeguandolo all’evoluzione della crisi. In qualche modo uno «scudo» dello Stato potrebbe garantire l’eventuale ricapitalizzazione di alcune banche. Mentre le modifiche alla passivity rule e alle norme sull’Opa, dovrebbero rendere più difficili eventuali attacchi ostili a banche e imprese strategiche.