Tremonti e le "ministre isteriche": manovra tesa

Il ministro dell'economia seccato per le critiche ai tagli. In mattinata telefonata con Berlusconi. Ma a una cena "carbonara" tra deputati Pdl c'è chi lo lancia come premier del governo tecnico. L'inquilino di via XX Settembre spiazzato dalle lamentele

Le telefonate che filtrano dal centralino di Villa Certosa e interrompono l’isolamento sardo del Cavaliere si contano sulle dita di una mano. E una delle prime ad arrivare è quella di un Tremonti piuttosto perplesso per le ricostruzioni apparse su alcuni giornali che raccontano di forti tensioni tra premier e ministro dell’Economia. Non è dato sapere cosa si siano detti i due mentre è certo che ancora ieri sono andati avanti gli strascichi del Consiglio dei ministri che giovedì ha dato il via libera alla legge di Stabilità. Una riunione lampo e ai limiti del paradosso, visto che su esplicita richiesta di Gianni Letta i ministri presenti non hanno aperto bocca. Logico, dunque, che gli sfoghi arrivino a scoppio ritardato e solo a condizione di restare nell’anonimato. D’altra parte, è stato lo stesso Berlusconi a raccomandarsi telefonicamente con i «delusi»: in questo momento ci sono troppi fronti aperti, l’ultima cosa che serve è uno scontro interno al governo. Silenzio, dunque, nonostante il malumore continui a montare.

Lo schema è quello consueto, con Tremonti che insiste nel dire che «i numeri vengono prima della politica» e i ministri dissidenti a lamentarsi di non aver potuto neanche mettere bocca sui tagli. Una situazione resa ancor più tesa dal clima che si respira nella maggioranza, con il braccio di ferro tra Berlusconi e Fini e le beghe interne al Pdl. Insomma, è la riflessione di molti, «che ragione c’era di fare esplodere a sorpresa la bomba dei tagli proprio ora?».

E via a rincorrersi le solite voci che vogliono Tremonti tentato dal governo tecnico piuttosto che da uno show down che porti alle urne. Rumors, certo. Anche se pure il Cavaliere ha iniziato ad alzare la guardia dopo aver saputo di una cena organizzata a casa di un importante deputato del Pdl dove più d’uno dei circa trenta parlamentari presenti ha teorizzato la possibilità di un esecutivo-ponte guidato dall’attuale ministro dell’Economia. Indiscrezioni, forse pettegolezzi. Che in un momento in cui il Pdl è vittima della sindrome delle «cene carbonare» (a tutti i livelli) attecchiscono però con una certa facilità.

Così, c’è chi sostiene che la tentazione del governo tecnico è plausibile. D’altra parte, dicono alcuni ministri, in quale altro modo Tremonti potrebbe arrivare a Palazzo Chigi se non con una manovra di Palazzo? Tesi che però sbatte con chi è convinto che il titolare dell’Economia stia giocando di sponda con il Carroccio e punti al voto anticipato. D’altra parte, in privato l’inquilino di via XX settembre non manca di ripetere che «le urne sono l’unica soluzione all’impasse». E poi, fa presente un ministro «pesante», Tremonti è legato a doppio filo sia a Berlusconi che a Bossi, i due più acerrimi nemici di ogni ipotesi di governo tecnico. Ma per chiudere il quadro c’è anche chi teorizza che l’accelerazione sulla legge di Stabilità - annunciata a sorpresa poche ore prima del Consiglio dei ministri - possa preludere a una «promozione» in vista per Draghi. Che lascerebbe libera la poltrona di governatore della Banca d’Italia.

Di certo, c’è che il clima resta teso. E che i ministri che oggi si sono morsi la lingua sono pronti a fare fuoco e fiamme se a fine anno non riusciranno a recuperare qualche fondo con il Milleproroghe. Tremonti non ci bada molto e in privato non manca di essere pungente. Al punto, si racconta, che avrebbe derubricato le lamentele delle ministre donne come l’isteria di chi non ha letto la manovra a luglio pensando di fare gli esami di riparazione a settembre. Mentre, insiste il titolare dell’Economia, i tagli sono esattamente quelli annunciati prima dell’estate.