Tremonti come Fini: scaricato da Repubblica

Il governho non cade. E proprio come successo al leader del Fli, Scalfari abbandona il ministro

Ora non serve più. E giù addosso al ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Ora è arrivato il suo turno, tempo fa lo fu di Fini. Eugenio Scalfari ieri ha staccato la spina al ministro. Fino a poco tempo fa andava bene, esattamente come andò bene il presidente della Camera, Gianfranco Fini.
Non servono più, il governo non cade, Berlusconi è rimasti in sella e sembra che ci rimanga ancora un bel po’. Fini è sparito. Si agita ancora molto Italo Bocchino ma del capo dei futuristi non si ha più sentore e, quindi, le sue virtù da potenziale leader di una destra anti-berlusconiano e post-berlusconiana (profetizzata dall’Eugenio nazionale) sono svanite. Eppure con Berlusconi non è tornato, passi indietro non ne ha fatti. È ancora lì dove Scalfari lo ha lasciato ma la differenza è proprio questa: Fini è sempre lo stesso ma all’Eugenio non interessa più, diciamo non è più utile ai disegni dell’uomo dalla barba bianca.
Il governo tecnico prospettato dal fondatore di Repubblica, possibilmente con a capo Tremonti, è un’idea che non regge più. È svanita come tante delle profezie scalfariane, moltissime. Repubblica aveva creduto molto a questa idea. Era un modo neanche tanto indolore di far fuori la Repubblica-ossessione, il Silvio. Niente da fare. Hanno fatto tutto quello che hanno potuto, a Repubblica, ma non ce l’hanno fatta. Anche questa è andata male. Berlusconi è rimasto presidente del Consiglio di governi tecnici non se ne parla. Del resto questa storia dei governi tecnici piace molto a Scalfari. Non è la prima volta che li invoca, è - invece - l’ennesima volta che non se ne vede neanche l’ombra. Al prossimo che verrà proposto è consigliabile qualche scongiuro.
La monomania è un fenomeno psicologico e sociale piuttosto pericoloso. Fa perdere le connotazioni reali degli oggetti cui ci si interessa. Sia che si vogliano sia che si rifiutino sia - infine - che si vogliano vedere scomparire, esattamente come nel caso di Scalfari nei confronti di Berlusconi. Le monomanie agiscono come delle lenti deformanti che non fanno vedere l’entità esatta, in questo caso del nemico da abbattere. Si pensa sempre che sia sull’orlo del burrone e così non è. Ma le monomanie si estendono anche a tutto il resto di ciò che ci circonda. Ogni cosa è valutata in relazione al nostro obiettivo. Vedi caso Fini, vedi caso Tremonti.
L’unica cosa che conta è l’oggetto. Gli altri sono valutati in relazione ad esso. Fini può servire? Sale. Fini non serve più? Non è più nessuno. Tremonti sostituto possibile di Berlusconi? Alle stelle. Ipotesi smontata? Tremonti alle stalle. Sbaglia i collaboratori, non è prudente, si circonda di persone non affidabili e quindi non è affidabile neanche lui. Tutto fa brodo. L’importante è che non serve più al disegno intelligente di Scalfari. Non merita perdere tempo a cercare qualcosa di più profondo. Se ne rimarrebbe sviati, si perderebbe il punto di vista reale, l’unico che interessa al suo autore. Eppoi non si troverebbe perché non c’è.
Sono anni, molti anni ormai, che praticamente ogni settimana, per un verso o per quell’altro Eugenio Scalfari ci ripropone questa tesi. Di qualsiasi argomento parli trova sempre il modo di arrivare al nocciolo della questione: trovare il modo di far fuori il Cavaliere. Più non ci riesce e più ci dà dentro. Come se i fallimenti lo confermassero nel suo intento. Come se fosse una monomania.