Tremonti: Forza Italia è al 30% E Dell’Utri lancia 1.500 circoli

Il vicepresidente sprona i dirigenti: la gente vuole ancora noi al governo Il senatore: «Saremo uno stimolo»

Fabrizio De Feo

nostro inviato a Montecatini

Marcello Dell’Utri apre il convegno di Montecatini con una rivelazione, una notizia che detta il tono di un convegno inevitabilmente impregnato di politica. «I circoli della libertà», la nuova missione che il senatore si è intestato su mandato di Silvio Berlusconi, hanno già raggiunto quota 1500. Il progetto della costruzione del partito unitario «dal basso», insomma, procede a ritmo crescente, con i circoli che acquistano peso e il ruolo politico del senatore che, volente o nolente, sale di tono. Ma Dell’Utri ci tiene a non alimentare troppo la «competizione interna» quanto piuttosto a concedere ai circoli una funzione di stimolo per le forze politiche del centrodestra. «La logica che ha animato i circoli è diversa da quella che ha portato la nascita di Forza Italia: vogliamo essere uno stimolo affinché i partiti della coalizione corrano più veloci aiutando nuove forme di partecipazione» chiarisce il senatore. «Noi oggi intendiamo ripartire dai movimenti, dai giovani, dal mondo del lavoro. Si può definire un perfezionamento di quanto accadde nel ‘94 con Forza Italia. Per questo i circoli giovani aderiranno ai circoli della libertà, perché è da queste realtà giovanili e imprenditoriali che si può ripartire con una identità comune». La sintesi del percorso possibile è efficace: «Vogliamo essere un partito pronto per l’uso». Il senatore azzurro, l’uomo che per anni, prima in Publitalia poi dentro Forza Italia ha indossato le vesti del grande organizzatore, si concede anche una digressione al vetriolo sull’attualità della politica. «Non capisco l’affermazione di Casini: è lui l’unico a fare l’opposizione alla Cdl, non all’Unione». L’Udc replica con Volontè che definendo «irrispettose» le frasi di Dell’Utri.
Infine una rivelazione su un «assente illustre» del convegno: Marcello Lippi. L’allenatore campione del mondo avrebbe dovuto essere l’ospite d’onore non politico della kermesse. Ma improvviso e inaspettato è arrivato il «gran rifiuto». «Lippi doveva venire» si sfoga il senatore. «Ma un giornalista del Corriere lo ha chiamato e gli ha detto: “Ma lei va da Dell’Utri? Lo sa quanti procedimenti giudiziari ci sono contro di lui? Lo sa che è amico di Berlusconi?”. Alla fine Lippi non se l’è sentita. Qualcuno mi ha detto: poteva avere più coraggio? No, io lo capisco. La verità è che se uno non è di sinistra in questo Paese non può fare niente, niente». Il tono è accorato, vibrante e il Palamadigan viene giù, con un applauso quasi rabbioso. Il tempo di un abbraccio con la sua gente e sul palco sale Giulio Tremonti che, per un giorno, torna a vestire soprattutto l’abito professorale. Ma qualche stoccata al governo Prodi arriva eccome. «Parliamoci chiaro: la sinistra come cultura e mentalità è indietro di dieci anni. Qualcuno ci dice: ma non state facendo niente. Bene, non stiamo facendo niente e siamo al 57%. Un altro po’ che non facciamo niente e arriviamo al 70%. Il problema è che fanno tutto loro. Non so quanto durerà questo governo. Non lo so, è così debole che non ha neanche la forza di cadere. Ma la verità è che il governo Prodi ha già perso. C’è paura del futuro, non è un caso che il crollo nei sondaggi sia avvenuto sull’indulto, un evento che mette in discussione la sicurezza della vita dei cittadini. Stanno scassando il sistema delle pensioni. Questo determina paura. Se i sondaggi dicono che come Forza Italia siamo tornati al 30% come nel ’94, questo fotografa un fatto molto semplice: i voti sono tornati e tornano per farci tornare».