Tremonti isolato: porta in faccia anche dal Carroccio

«Ha chiesto la tessera della Lega e si è offerto di fare il ministro leghista nel nuovo governo»: ecco lo spiffero che gira nel Carroccio. Raccontano autorevoli fonti leghiste alla Camera di una presunta proposta fatta da Giulio Tremonti a Bossi, nei giorni della caduta di Berlusconi, quando ancora non era definitivo il no della Lega a una presenza politica nel nuovo esecutivo tecnico. «Proposta subito respinta al mittente» proseguono le fonti leghiste, che non si spingono però a confermare le circostanze raccontate da Repubblica, cioè una riunione in via Bellerio nella quale il capo avrebbe chiesto un parere sull’eventuale tesseramento di Tremonti, bocciato all’unanimità dai colonnelli.
La Lega smentisce, ma sotto traccia conferma i colloqui per il passaggio di Tremonti dal Pdl (nel quale è isolato) alla Lega dell’amico Umberto. Partito nel quale, va però detto, Giulio non è più amato che nel Pdl. «Tremonti nella Lega? Mah, non ci piace» ci risponde un big lombardo del Carroccio, ovviamente sotto anonimato. Ai sindaci leghisti è meglio non pronunciarlo proprio il suo nome, per via della manovra. E con Maroni e Giorgetti il feeling è deboluccio. Rimane il rapporto con Bossi, che invita Tremonti in varie occasioni, l’ultima a Pecorara, nel piacentino, a mangiare cinghiale e zuppa di ceci col popolo leghista, mondo nel quale il freddo Giulio si sente in perfetta sintonia. «In un mondo dove tutto è in commercio ci sono i valori che non sono merce» spiegava lì il professore, che sta preparando un nuovo libro su finanza globale, crescita e popoli.
La convinzione dei leghisti è che Tremonti passerà nella Lega, ma non adesso. Anche se la questione del tesseramento non sarebbe così semplice, perché il Carroccio prevede delle regole per l’ingresso: «Da noi non si può essere neppure candidati senza aver fatto militanza, il signor Tremonti andrà ad attaccare manifesti della Lega?» chiede ironicamente un parlamentare padano di quelli on the road. Il segretario lombardo, Giancarlo Giorgetti, smentisce che Tremonti abbia mai chiesto di entrare nella Lega. «È una bufala. Almeno a me non ne ha mai parlato» dice ad Affari italiani. Al segretario della Lega Nord Romagna Gianluca Pini «non risulta». Lo stesso Tremonti fa sapere in una nota che «un minuto dopo le dimissioni dal governo ho interrotto ogni tipo di attività politica tanto istituzionale quanto personale. Non un atto, non una parola. Riprenderò a parlare ed agire quando ne sarà il tempo. Non ora». Smentita filosofica, che lascia immaginare futuri possibili per il Tremonti politico. Magari in camicia verde. Ma nella riunione di via Bellerio Bossi, Maroni, Calderoli e gli altri capi leghisti hanno parlato soprattutto della questione Monti. Cosa fare col Pdl? La linea maggioritaria è di non rompere, perché «da soli si perde». Ma molto dipenderà dalle scelte di Berlusconi sul «governo dei banchieri». Se gli presterà ministri o viceministri sarà dura far passare l’alleanza nelle piazze leghiste (il 15 grande manifestazione a Milano), ma se ne starà fuori sarà tutto più semplice. In attesa degli eventi, la Lega riapre il Parlamento del Nord, il 4 dicembre, e si appresta a un cambio al vertice del gruppo alla Camera: il mese prossimo dovrebbe arrivare Maroni. Anche se - clausola inevitabile nella Lega - «sarà Bossi a decidere».