Tremonti, Lega e patti di potere agitano il sonno di Berlusconi

RomaLa giornata di Berlusconi inizia male. Il destino di Tremonti; la richiesta di imprese, banche e sindacati di «discontinuità»; lo scontro Lega-Colle; e per finire il pensiero dell’intervento chirurgico alla mano, prevista oggi.
Su Tremonti il premier tace ma sa che il destino del ministro dell’Economia, ora, è legato a filo doppio con quello del governo. Tremonti si presenta in Consiglio dei ministri con gli occhi pesti, di chi non ha avuto sonni tranquilli. Anche la lettura del fondo di Sergio Romano sul Corriere della Sera, nel quale si chiede al ministro un chiarimento sulla vicenda Milanese, non contribuisce a diffondere euforia all’interno dell’esecutivo. A Romano risponderà oggi lo stesso Tremonti. Il Cavaliere, raccontano, in un altro momento avrebbe accettato volentieri le dimissioni del suo ministro, con il quale più volte è entrato in rotta di collisione. Ma adesso... Si rende conto di un duplice aspetto: in primis che la figura di Tremonti, seppur visibilmente ridimensionata, rappresenta ancora una garanzia per i mercati internazionali. Anche volendo sostituirlo, quindi, si creerebbe un ulteriore vulnus al governo. Meglio soprassedere. L’altro aspetto, per nulla marginale, è la sensazione che il capo dello Stato non avallerebbe il rimpiazzo di Tremonti, facendo presente i rischi di una ripresa speculativa nei nostri confronti. E poi, sostituire Tremonti con chi? Bini Smaghi? Monti? Nessuno dei due, tenendo l’interim? Operazione ardita. Meglio rimandare tutto a settembre. Nella speranza che il Parlamento faccia quadrato nei confronti di Milanese e quindi anche di Tremonti che, ieri, ha incassato l’indulgenza da Bossi.
L’altra grana riguarda lo scontro Lega-Colle sulla questione dei ministeri al nord. In Consiglio dei ministri parla il sottosegretario Gianni Letta che detta la linea di Berlusconi: «Evitiamo le polemiche. Moderiamo i toni e prendiamo in considerazione i rilievi del Colle». Peccato che poco dopo proprio il Senatùr parli alla pancia del Carroccio e mostri la faccia delle Lega di lotta: «I ministeri li abbiamo fatti e li lasciamo là». Sale sulle ferite della maggioranza, con una parte di Pdl sempre più irritata per le prese di posizione del leader del Carroccio. Con il quale, tuttavia, Berlusconi continua ad avere un rapporto privilegiato posto che lo stesso Bossi rivela: «Ho parlato con Berlusconi e non vedo tutti questi problemi».
L’ultimo pensiero è rivolto a quel patto tra banche, imprese e sindacati che hanno parlato di «discontinuità». Ma la linea del premier resta quella del «Resistere». A un deputato, che racconta di avergli parlato mercoledì notte e di averlo trovato combattivo come sempre, dice «non c’è alternativa a questo governo. Andiamo avanti perché i numeri ci sono». Certo, la sentenza sulla Mondadori lo ha abbattuto. E, di fatto, lo spettro di un governo tecnico resta sull sfondo. «Anche perché - confessa uno dei pochi deputati presenti in Transatlantico ieri - qualora fosse necessaria una manovra correttiva, soltanto un altro esecutivo potrebbe prendersene carico. Non certo Berlusconi né Tremonti». E i nomi che circolano sono sempre gli stessi: Mario Monti o addirittura l’uomo della «patrimoniale una tantum». Vale a dire Giuliano Amato.