Tremonti: «Mai detto che il premier voleva eliminarmi con la Finanza»

Massimo Malpica

RomaNelle milleduecento pagine di allegati alla richiesta di arresto per il parlamentare del Pdl Marco Milanese c’è di tutto. Tra l’altro, vi sono due verbali di interrogatorio del ministro Giulio Tremonti. Il primo risale al 16 dicembre scorso, e Tremonti parla quasi solo dei suoi rapporti con l’ormai ex storico collaboratore. Il secondo, reso di fronte ai pm Woodcock e Curcio, punta invece sui vertici della Gdf - le «cordate» - e qui a Tremonti viene fatta ascoltare l’intercettazione tra il generale delle Fiamme Gialle Adinolfi e il premier Berlusconi.

Tremonti e il metodo Boffo
A dicembre Tremonti incontra il pm Piscitelli nei suoi uffici in via XX Settembre. Racconta di aver conosciuto Milanese nel 2001, e esclude «il dono di un orologio da parte di Milanese», riferendosi al Patek Philippe, pagato da Viscione secondo i pm, che Milanese ritira da una gioielleria romana riferendo al venditore che è destinato al ministro. Ben più corposo il verbale del 17 giugno. I pm chiedono a Tremonti delle cordate nelle Fiamme Gialle. Tremonti conferma: «Gli alti ufficiali nella prospettiva di diventare comandanti generali hanno preso a coltivare relazioni esterne al Corpo che non trovo opportune (...) c’è il rischio, la tendenza ad un eccesso di competizione». Ancora Tremonti spiega di «essersi permesso» di «suggerire al Comandante Generale di dare alcune direttive nel senso di avere un tipo di vita più sobria. Possiamo dire che gli dissi: “Meno salotti, meno palazzi, consegne in caserma”». Woodcock e Curcio chiedono al ministro se abbia manifestato al premier le sue perplessità in merito «ovvero se abbia anche fatto cenno a una utilizzazione strumentale della GdF ai miei danni da parte dello stesso Presidente Berlusconi». Qui parte il nastro dell’intercettazione tra il capo di stato maggiore GdF Adinolfi e Berlusconi, registrata il pomeriggio dello scorso 7 giugno, e a Tremonti vengono mostrate anche delle foto. Il ministro conferma contrasti politici, emersi in un faccia a faccia col premier di inizio giugno, nel quale «manifestammo posizioni diverse sulla politica di bilancio», e «ad un certo punto della discussione sono emerse posizioni fortemente critiche in ordine alla mia attività di ministro da parte del presidente del Consiglio». Anche Giulio evoca il «metodo Boffo»: «Su alcuni settori della stampa si manifestava una tendenza una spinta alle mie dimissioni se non avessi modificato le mie posizioni. (...) manifestai la mia refrattarietà ad essere oggetto di campagne stampa tipo quella “Boffo”». Tremonti mette a verbale anche le voci, ricevute da Milanese, su una «cena a Napoli a cui avrebbero partecipato oltre al Generale Adinolfi anche persone vicine al presidente del Consiglio», sfociata in un altro sfogo tra ministro e premier sulla «situazione di conflittualità in cui si trovano alcune figure di vertice della GdF». Quanto all’intercettazione, Tremonti commenta: «Non mi sorprende poiché avevo già voci del rapporto di amicizia o comunque di conoscenza di Adinolfi con il Presidente Berlusconi attesa la comune passione per il Milan. Mi permetto di notare - mia impressione - che dal tono della telefonata che ho ascoltato le parole del premier mi sembrano ispirate dal desiderio di un chiarimento di buona fede nei miei confronti». E aggiunge: «Ribadisco che non ho mai detto a Berlusconi che lui mi voleva far fuori tramite la GdF. Ritengo che Berlusconi abbia fatto un erroneo collegamento fra diverse frasi da me pronunciate». Ultimo passaggio sulla P4. Il ministro ammette di conoscere «come molti» Bisignani, ma «esclude» che questi abbia raccomandato la nomina di Mazzei al Poligrafico.

Spunta Barbato dell’Idv
Non c’è nell’ordinanza, ma torna spesso negli allegati. Il parlamentare Idv Francesco Barbato è finito intercettato mentre parlava al telefono con il grande accusatore di Milanese, Paolo Viscione. Il 6 marzo i due parlano al telefono, e Viscione spiega al deputato che suo genero era candidato sindaco per Pd e Idv a Cervinara. I due passano al tu, e in una successiva conversazione parlano di «documenti» e Barbato spiega: «Però dobbiamo fare contratti, dobbiamo fare tutto». A spiegare la natura dei rapporti tra i due è lo stesso Viscione, interrogato dopo il suo arresto: «Barbato si propone, sempre attraverso Resciniti... io diffido perché lo vedo un “fanfarone”, comincia a parlare dei rapporti con Giannini, chiede una consulenza, un’agenzia per la moglie, gliela diamo, si presenta improvvisamente e inopinatamente a casa mia con la moglie e chiede da mangiare (...) Barbato alla fine, nella Caffetteria, davanti a Solano, mi chiede ventimila euro di consulenza e io gli dico: “Senti, bello, vattene”».

Milanese tra barche e banche
Agli atti anche le lunghissime dichiarazioni spontanee rese da Milanese al pm Piscitelli lo scorso 29 marzo. 171 pagine nelle quali l’ex consigliere di Tremonti dà la sua lettura degli episodi contestati. Accenna ai contatti nell’interesse di Viscione con i vertici di due importanti banche che avevano bloccato soldi all’imprenditore. «L’unica persona che conoscevo in Unicredit era il vicepresidente Palenzona, l’ho chiamato e sono andato da lui. Presidente, gli ho detto, c’è un amico il quale si lamenta così... c’è qualcuno, nei limiti di quello che è consentito... lui ha detto “Assolutamente sì”, e poi hanno creato il loro contatto (...) poi ho saputo che non era andato nulla a buon fine». Altro intervento per Viscione, secondo Milanese, quello fatto con Massimo Ponzellini per procurare credito a Viscione: «Ho detto: Massimo perdonami c’è un amico, lo puoi ricevere, ti deve spiegare quello che gli serve». C’è poi la versione-Milanese della cessione della barca, per cui è indagato a Roma per finanziamento illecito dei partiti. Secondo i pm una copertura con cui il parlamentare si fa pagare la nomina all’Enav di Fabrizio Testa, gonfiando il prezzo dell’imbarcazione. Milanese nega, e racconta che Testa ha solo fatto da mediatore per la vendita. Milanese sui suoi rapporti con il vecchio amico Viscione dice: «Non ho mai preso soldi da nessuno, ho collaborato con Di Pietro e poi sull’acquisto delle macchine è tutto un equivoco, la Ferrari l’ho comprata io e Viscione mi ha solo indicato il concessionario». Quanto al viaggio a New York, Milanese spiega che Tremonti andava negli Usa per l’Aspen, così lui aveva chiesto a Viscione di compragli il pacchetto viaggio per lui e la compagna, Manuela Bravi, in modo da non usare la carta di credito che avrebbe rivelato alla ex moglie che era in vacanza con l’amica e non in missione.