Tremonti: «Meno tasse e più investimenti senza pesare sui conti»

RomaSenza rigore nei conti, se questa estate il governo non avesse anticipato la Finanziaria e messo al sicuro le finanze pubbliche per tre anni, non ci sarebbe stato spazio per il pacchetto anti crisi. E nemmeno in futuro l’Italia potrà rinunciare al rispetto dei vincoli di bilancio europei a meno che non si voglia poi presentare il conto «con gli interessi usurari» agli stessi destinatari del pacchetto: le famiglie e le imprese.
Più che una difesa d’ufficio della linea del rigore, quello di Giulio Tremonti è stato un lungo ragionamento «preciso e analitico» sulle politiche economiche e sociali del governo, come ha premesso lui stesso prima di iniziare la conferenza stampa fiume. Una lectio tenuta informalmente in maniche di camicia, e chiaramente rivolta a chi lo ha criticato per non avere osato di più.
Il pacchetto anti crisi è composto da «sette strumenti». In sintesi: «Detassazione, trasferimenti netti, risparmi, sotto forma di minori costi, finanziamenti, garanzie, investimenti, accelerazione di alcuni tipi di investimenti». Una strategia triennale per combattere la crisi che muove nel complesso 80 miliardi di euro. «Che non sono 80 miliardi di maggiori spese pubbliche», ha tenuto a precisare. Richiamo non casuale, perché il rispetto dei vincoli di bilancio europei per il ministro resta un punto fermo. È parte della cura messa in campo dal governo.
Certo, la crisi è grave. «Noi abbiamo l’impressione che non sia di quelle normali». Comunque l’Italia è «un sistema robusto». E non sfonderà i parametri di deficit Ue. Anche perché se il governo seguisse i suggerimenti «interessati o disinteressati» di chi chiede di allargare i cordoni, «alla fine li farebbe pagare agli italiani». Che «in un primo momento avrebbero l’illusione di stare bene, ma poi si ritroverebbero il conto».
La precedenza va alle misure per le fasce più deboli. Il «pilastro famiglie» che coinvolgerà otto milioni di nuclei. Non c’è la detassazione delle tredicesime, ma c’è quella che Tremonti considera una versione «parziale» di questo provvedimento. Cioè il bonus per complessivi 2,4 miliardi, destinato a famiglie con basso reddito, lavoratori, pensionati e non autosufficienti erogato attraverso una detrazione. Varierà da 200 a 1.000 euro e sarà destinato a nuclei con un reddito annuo massimo di 22mila euro, che salgono a 35 se ci sono portatori di handicap. L’unica differenza è che i soldi arriveranno in busta paga a gennaio e non a dicembre. Andrà a vantaggio - ha precisato il ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli - di otto milioni di famiglie e 16 milioni di persone. Benefici cumulabili con la carta acquisti, ha precisato Tremonti, e con il blocco delle tariffe per le famiglie disagiate.
Tre le misure che peseranno direttamente nelle busta paga del 2009, anche la detassazione del salario aziendale nella nuova versione, annunciata nei giorni scorsi dal ministro del Welfare Maurizio Sacconi e quindi limitata ai premi, senza straordinari, ma estesa a redditi fino a 35mila euro e per un importo più alto: seimila euro. E in questo caso Tremonti ha tenuto a sottolineare il fatto che varrà anche per le forze dell’ordine e i militari, 500mila persone, unici per il momento nella pubblica amministrazione. Poi l’una tantum per i precari: il 5 per cento del reddito annuo.
È rispuntato anche il prestito bebè, che sarà a tasso agevolato (4% per 5 anni). Cifra media: 5mila euro.
Misure prese in ritardo? «Non potevamo fare prima e non potevamo fare niente di diverso», protesta il ministro. E poi poteva andare peggio. «Provate a immaginare» - propone ad esempio Tremonti - se la crisi fosse caduta nel mezzo della legge finanziaria old style. Con i saldi di bilancio aperti fino a Capodanno e «una discussione parlamentare caotica». L’assalto alla diligenza avrebbe reso impossibile il varo di un piano anti crisi. E invece «la Finanziaria fatta a luglio e proiettata su tre anni ci ha dato la stabilità. È il presupposto per l’intervento di oggi».