Tremonti: «Niente manovre Si accettano scommesse»

RomaIl decreto legge che autorizza il governo a versare la «fetta» italiana dei 45 miliardi di aiuti alla Grecia sarà approvato, probabilmente, martedì o mercoledì dal Consiglio dei ministri. La quota del nostro Paese, calcolata in base alla partecipazione al capitale della Banca centrale europea (esclusi i Paesi Ue, ma non facenti parte di Eurolandia e, ovviamente, la Grecia) sarà pari a un massimo di 5,5 miliardi per il solo 2010. Cifra tutt’altro che trascurabile, che mette l’Italia al terzo posto fra i grandi contributori al piano d’emergenza, dopo Germania e Francia.
Né questo né altri motivi spingeranno il governo ad attuare una manovra correttiva dei conti pubblici. «Ci sarà solo l’aggiustamento già previsto e, su questo punto, si accettano scommesse», dice Giulio Tremonti. Insomma, niente di nuovo rispetto alle richieste dell’Europa già previste nella Finanziaria triennale. Il ministro dell’Economia è a Berlino per un incontro dell’Aspen Institute. Nella capitale tedesca oggi Tremonti vede il collega Wolfgang Schauble, proprio per discutere del piano di salvataggio. Fin dal primo momento il governo italiano si è detto favorevole a un intervento di soccorso a favore della Grecia in difficoltà. Del resto, è stato lo stesso Tremonti a chiarire che se un appartamento vicino brucia, l’intero condominio è a rischio.
Il decreto italiano appare molto semplice. Il governo viene autorizzato a prelevare dal «conto corrente di tesoreria», che rappresenta un po’ il Bancomat dell’esecutivo, le somme necessarie per alimentare, man mano, la linea di credito messa a disposizione di Atene dall’Europa e dal Fondo monetario internazionale: 45 miliardi di euro per quest’anno. Per rimpiazzare le somme prelevate, il Tesoro sarà autorizzato ad aumentare il volume delle aste di titoli pubblici già in programma. Per fare un esempio, se l’Italia versa una prima tranche di un miliardo di euro, la stessa somma sarà reperita sui mercati attraverso il lancio di Buoni del tesoro e Certificati di credito.
Dato che si tratta di un prestito, e non di una donazione a fondo perduto, le somme destinate ad Atene non dovranno essere conteggiate nell’indebitamento pubblico ai fini del Trattato di Maastricht. E del resto sarebbe stato un vero e proprio nonsense chiedere aiuti ai Paesi dell’Eurozona e poi colpirli conteggiando quelle somme ai fini del deficit. Comunque così non sarà. I 5,5 miliardi saranno conteggiati nel fabbisogno (aggregato non valido ai fini europei) e coperti, appunto, con l’emissione di titoli pubblici.