«Con Tremonti non ho alcun rapporto strano od opaco»

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È la prima volta che Marco Milanese parla davanti alle telecamere del ministro Giulio Tremonti e di quell’intesa «di stretta fiducia che prescinde dall'incarico formale rivestito dal parlamentare», come hanno scritto i pm di Napoli nella richiesta di arresto alla Camera. L’ex collaboratore politico del ministro dell’Economia ha superato lo scoglio dell’autorizzazione a procedere, l’immunità ha vinto sull’arresto. E alle telecamere di Porta a Porta ripete in parte quello che già aveva reso noto in un memoriale. Ma aggiungendo molti particolari sul ministro, sul tipo di collaborazione che aveva con lui. Formale, anzi «distante».
Sui due, su quella casa di Campo Marzio pagata da Milanese (e pagata a Milanese a sua volta da Tremonti, ha ribadito anche ieri l’ex collaboratore) si erano scatenate persino le voci più piccanti. Ecco perché Milanese sottolinea che il rapporto non era «strano»: non lo era a livello finanziario, ma nemmeno in qualche altre settore «opaco», esterno a quello economico. Altro non dice, ma chi ha seguito la vicenda può ben intuire a cosa si riferisca l’ex ufficiale della Guardia di finanza.
«Con il ministro mi do del lei - ha chiarito ancora a Porta a Porta - e sempre continuerò a farlo. È una persona con cui c’è una certa distanza». Distanza che da ieri sembra essere più marcata. Tremonti assente in aula, Milanese che nel talk show serale spiega: «Non ho mai avuto le mani libere sulle nomine. Mi sono solo limitato a vagliare quelle che venivano dal mondo politico per controllare che si trattasse di candidature di adeguato livello». I nomi per i posti di peso, insomma, non venivano da lui, ed è quindi retorica la domanda a Vespa: «È verosimile che nomine di livello» potessero essere fatte senza l’intervento di Berlusconi, Tremonti e Gianni Letta?
Sembra un bell’affondo al ministro. Poi sulla famosa casa di via dei Prefetti, il deputato ha confermato che Tremonti ha sempre pagato, e lo faceva in denaro contante «perché era sua abitudine riscuotere lo stipendio a sua volta in contanti».
Per la casa ha aggiunto di aver «pagato a oggi circa 140mila euro al Pio Sodalizio Piceno». Era l’abitazione dove avrebbe dovuto abitare «ma con la mia compagna abbiamo fatto un’altra scelta. Il ministro Tremonti cercava casa e io gli ho detto: professore se vuole...». Mi ha risposto: «Benissimo, quando sono a Roma partecipo». A quel punto, ha proseguito Milanese «mi ha dato soldi, ma non in nero. Sono soldi su cui il ministro ha pagato regolarmente le tasse. Come è risultato dagli atti, Tremonti prende lo stipendio da ministro in contanti».
Sul suo accusatore nelle Fiamme Gialle, l'ex comandante della Gdf Cosimo D'Arrigo, Milanese ha semplicemente detto che «qualche mela marcia» nel corpo «può esserci come dovunque». Ma la Guardia di Finanza è «sana» e fatta «da persone che rischiano la vita ogni giorno». Da parte sua, nessun superpotere: «Tremonti non può delegare a nessuno la Guardia di Finanza. Penso che forse varrebbe la pena di interrogare l’attuale generale della Gdf». Il suo caso, il voto di ieri alla Camera, infine, «è stato strumentalizzato» da qualcuno «nell’opposizione»: «Una cosa non corretta. Quando si vota sulla vita di una persona, forse si deve seguire la propria coscienza».
EFo