Tremonti: non si scioglie il gelo con Fi

da Roma

«Mi hanno tradito due volte. Prima quando ero ministro e poi oggi. D’altra parte, non sono stato io a propormi come capogruppo». Giulio Tremonti è furioso fin dalle prime ore della mattina. E ci vuole poco perché lo scontro in atto con Silvio Berlusconi - colpevole, secondo il ministro dell’Economia, di aver ceduto alle pressioni di Sandro Bondi e Fabrizio Cicchitto e avergli preferito Elio Vito come presidente dei deputati di Forza Italia - arrivi sui take delle agenzie di stampa. Con immediata e categorica smentita dell’interessato di lì a pochi minuti: «Le frasi a me attribuite sul fatto che mi sia sentito “tradito” dai vertici del partito sono prive di fondamento».
In verità, sull’ira di Tremonti nessuno ha dubbi. Fredda e ragionata, come è nelle caratteristiche dell’uomo, ma pur sempre ira. E se non parla di tradimento, di certo si sente «offesso» e «arrabbiato». Non è un caso che il presidente di Forza Italia non si faccia neanche vedere alla Camera dove si vota il successore di Pierferdinando Casini e trascorra buona parte della giornata nella sua casa di Pavia. Il tutto senza sciogliere la riserva sull’opzione. Tremonti, infatti, eletto in nove circoscrizioni territoriali, non indicandone nessuna tiene in bilico ben otto deputati di Forza Italia (tra i quali tre in Lombardia, due in Piemonte e due in Veneto) che si aggirano per Montecitorio visibilmente preoccupati. Solo poco prima dell’una del pomeriggio - anche grazie alle insistenze di molti colleghi, tra i quali Guido Crosetto - scioglie la riserva e sceglie la Calabria. Facendo tirare un sospiro di sollievo a quei deputati che, ancora incerti, erano costretti a girare per i corridoi di Montecitorio con il badge del gruppo parlamentare. Una decisione, spiega chi l’ha sentito, presa soltanto «per non creare problemi al partito e ai colleghi» che, dice, «in tutto questo non c’entrano nulla» e «sarebbe stato ingiusto tenere in ostaggio». Insomma, la querelle con Berlusconi non sarebbe affatto chiarita, tanto che i due non si sentono per tutta la giornata. Così, nel pomeriggio, Tremonti continua a restare assolutamente fermo sulle sue posizioni. E a chi gli fa presente che «è inutile andare allo scontro adesso», che «spaccature nel partito farebbero solo danni» visti i prossimi appuntamenti elettorali (amministrative e referendum), ripete i concetti dei giorni scorsi: «Se Berlusconi è tornato indietro sulla nomina a capogruppo è perché il partito non mi vuole. E se il partito non mi vuole...». Insomma, la possibilità che Tremonti decida di sancire la sua delusione iscrivendosi al gruppo misto resta tutta. Questo dice ai suoi interlocutori il diretto interessato, nonostante le parole di elogio di buona parte della pattuglia di Forza Italia. «Perché - spiega un deputato azzurro - Giulio sarebbe perfetto per fare lo speaker unico, mentre per controllare a bacchetta i deputati e chiamarli in aula ogni volta che serve è lavoro certamente più adatto a Vito». Che prova a smussare e, giura, «con Tremonti non c’è alcuna contrapposizione». «Di Giulio - spiega - non solo sono amico personale ma anche grande estimatore politico». E quelle dei giornali sono «ricostruzioni fantasiose». «Escludo - continua - che esca da Forza Italia. Lui merita tutti gli incarichi che il presidente vorrà conferirgli».
E a tarda sera pare che proprio Berlusconi abbia iniziato ad aprire a una mediazione. Che potrebbe prevedere di mettere ai voti la nomina di capogruppo oppure confermare Vito ma solo «a tempo». E in un secondo momento, avrebbe detto il premier, le cose potranno cambiare».