Tremonti: "Rivolta fiscale sul modello di Gandhi"

L'ex ministro dell'Economia cita l'esempio della marcia del sale di Gandhi per spiegare come, nella storia, ci siano esempi in cui una protesta fiscale bene organizzata ha prodotto frutti importanti

Roma - "C’è sciopero e sciopero. Lo sciopero come contrasto diretto al fisco non funziona. Quello fiscale è un campo di forza, chi ci entra in violazione viene stritolato. Ci sono però margini entro cui si può comunque fare una protesta fiscale. L’esempio più affascinante è Gandhi". Così Giulio Tremonti, vicepresidente della Camera ed esponente di Forza Italia, interviene sull’ipotesi di una rivolta fiscale, come proposto da Umberto Bossi. Citando l’esempio della "marcia del sale" di Gandhi, Tremonti ricorda che "fu una marcia fiscale, segnò il rifiuto di pagare la tassa inglese sul sale. Il sistema italiano offre ampi margini per forme di protesta non illegali. Ci sarà una serie di sorprese, perfettamente legali, e proprio per questo ancora più efficaci".

L’ex ministro dell’Economia sostiene inoltre che "la politica fiscale di quest’anno ha dato corpo a una figura politica ricorrente nella storia: lo Stato criminogeno, che fabbrica leggi destinate ad essere violate. Sale la pressione fiscale, cui si somma l’oppressione fiscale. Quando il fisco si rende odioso inventando adempimenti-trappola che non servono a niente se non ad aumentare i messaggi e i costi dell’obbedienza, è il fisco stesso che spinge all’evasione e insieme ne costituisce l’alibi".