Tremonti: «Lo scudo fiscale? La più grande manovra mai fatta»

Giulio Tremonti appare molto soddisfatto, e indica lo scudo fiscale - la sua creatura più recente - come «la più grande manovra finanziaria mai fatta da un Paese negli ultimi anni». Una manovra che «farà bene all’economia». Si tratta di un rientro in Italia di una cifra tra gli 80 e i 110 miliardi «pari a 5 punti di Pil». Calcolando i tempi possibili dopo il susseguirsi di circolari e di chiarimenti, si può dire che le adesioni sono avvenute in un mese, forse addirittura meno. Per lo Stato, l’incasso è del 5%, quindi intorno ai cinque miliardi. Stamane dovrebbero essere disponibili i primi dati sui versamenti, il cui termine si è chiuso ufficialmente martedì. Venerdì i dati definitivi.
Il successo è tale che ora si parla della prossima fase. Oggi Tremonti porterà al Consiglio dei ministri la proposta di una proroga - o meglio, di una riapertura dei termini - fino ad aprile. Per il varo potrebbe essere utilizzato il decreto Milleproroghe. Secondo le prime stime, lo scudo «quater» datato 2010 dovrebbe portare altri 30 miliardi di euro in Italia dai paradisi fiscali, con un’aliquota maggiorata di mezzo o un punto, a 5,5-6%.
La proroga può essere letta anche in un’altra chiave, che fa emergere una strategia di opportunità. Lo scudo fiscale «ter» (successivo a quelli del 2001 e del 2003, che complessivamente avevano «incassato» 80 miliardi), era stato originariamente aperto tra il 15 settembre 2009 e il 15 aprile 2010.
Poi la data di chiusura è stata anticipata al 15 dicembre, creando non poche difficoltà alle operazioni di rimpatrio più complesse che, infatti, sono state divise in due: aliquota da versare subito, rientro entro dicembre 2010. Lo scopo dell’anticipo è apparso chiaro: quello di far cassa nell’anno in corso, per poter imputare al bilancio 2009 l’intero beneficio. Ora i termini verranno riaperti fino all’originario aprile per dar tempo ai ritardatari. Insomma: la manovra è stata semplicemente spezzata in due.
Non c’è solo l’aspetto fiscale. Lo scudo - osserva Tremonti - «farà bene all’economia del Paese» soprattutto perché, al di là dell’incasso dello Stato, questa pioggia di denaro «reale» consentirà di resistere con maggior energia alla «coda» della crisi. «Quello che è importante - spiega - è il potenziamento dell’economia italiana. Non so quali altri precedenti ci sono di un rientro di 5 punti di Pil in tre mesi». Il rimpatrio «potenzia le nostre piazze finanziarie e inoltre un’enorme quantità (dei capitali) sarà utilizzata per mantenere aperte le aziende. Per non licenziare, per continuare l’attività».
Quanto all’utilizzo, il ministro è prudente «perché si tratta di entrate una tantum. In ogni caso - dice ai giornalisti - non scambiate il dito con il cielo: quello che conta non è quanto incassa lo Stato ma soprattutto cosa rientra in Italia».
Infine i paradisi fiscali e l’evasione: il ministro ribadisce che «il tempo dei paradisi è over». E gli accertamenti fiscali «continueranno, anzi saranno intensificati».