Tremonti, il "signor no"ora è sempre più solo

Aggirati i veti del ministro sul riassetto della previdenza. Tensione alla Camera, ma la maggioranza regge. Alfano: "Abbiamo i numeri per fare le riforme decisive"

Roma È il giorno della convulsa trattativa sulle pensioni, del duro confronto con la Lega sulle misure da portare a Bruxelles. Una partita che si gioca a Palazzo Grazioli, ma che si riflette in tempo reale su Montecitorio dove i parlamentari di Pdl e Lega si interrogano sull’esito del confronto e vivono emozioni altalenanti tra sprazzi di ottimismo e improvvise fughe nel pessimismo.

Ci si muove sul filo della tensione, tra indiscrezioni in libera uscita e crocicchi in Transatlantico dove si commentano notizie già smentite, come la presunta intenzione di Silvio Berlusconi di non partire per Bruxelles, un ballon d’essai uscito fuori da chissà dove e che provoca qualche minuto di scoramento.
Sullo sfondo i capigruppo e i loro vice monitorano le presenze, temendo incidenti parlamentari pronti a essere interpretati all’esterno come segnali politici. I provvedimenti in discussione in aula appaiono tutt’altro che delicati, ma il governo appare da subito in sofferenza e si rimette al parere dell’aula che boccia per un pugno di voti un emendamento del Pd alla ratifica della convenzione per la protezione delle Alpi (296 voti contrari e 292 a favore).

In un primo momento l’esecutivo aveva reso parere contrario, ma nel dubbio di essere battuto aveva deciso di lasciare all’Aula la decisione. Nel frattempo le notizie che arrivano da Palazzo Grazioli sembrano indicare l’approssimarsi di un accordo. Pensieri ed emozioni, però, continuano a oscillare in maniera disordinata. Il malumore, in particolare, si concentra verso Giulio Tremonti da molti guardato con crescente e malcelato sospetto dentro il Pdl. L’ipotesi sussurrata da molti è che le strade del premier e del ministro dell’Economia siano ormai troppo divergenti e i loro rispettivi interessi non più compatibili, soprattutto per via dell’esclusione del titolare di via XX Settembre dal novero dei possibili successori.

«Giulio Tremonti è troppo intelligente per i comuni mortali, sarebbe un ottimo ministro dell’Economia su Marte, purtroppo gli tocca accontentarsi dell’Italia e questo lo amareggia. Credo che lui e il presidente siano amici con idee divergenti» commenta in un’intervista ad A, Mariarosaria Rossi, deputata del Pdl e fedelissima di Berlusconi.

Nel tardo pomeriggio una netta schiarita, con conseguente inversione di rotta, arriva con le dichiarazioni di Angelino Alfano a Porta a Porta. «Tra Berlusconi e Bossi l’unità si è raggiunta con la decisione di rispondere puntualmente all’Europa con le cose fatte e con le cose che intendiamo fare per la stabilità dei conti e la crescita. Anche oggi abbiamo dimostrato che tiene il rapporto tra due partiti che hanno assicurato stabilità e riforme al Paese. Credo che all’Eurogruppo ci sarà un atteggiamento positivo verso l’Italia».

In ogni caso, spiega il segretario Pdl, l’intenzione della maggioranza è di «andare avanti». «Sarebbe sbagliato arrivare a un governo di transizione, significherebbe tradire lo spirito della democrazia moderna. Il governo ha i numeri è con questi la forza di fare cose importanti». Di certo «chiedere un passo indietro a Silvio Berlusconi sarebbe una cosa sbagliata e insostenibile e crediamo che proprio Berlusconi sia in grado di dare stabilità alla coalizione. In ogni caso le elezioni noi le possiamo vincere, anche senza il Terzo Polo». Berlusconi ancora candidato premier? «La cosa è ancora tutta da valutare, dipende dall’evoluzione dell’attività di governo da qui al 2013».