Tremonti: su Fazio non possiamo fare di più

Il Governatore non molla Udc e Lega lo sostengono

Antonio Signorini

da Roma

È tornato a Roma e ieri si è messo al lavoro fin dalla mattina. Ma dal suo ufficio al piano nobile di palazzo Koch non è trapelato niente che possa far pensare a una crisi o a un’imminente uscita di scena. Il Governatore di Bankitalia Antonio Fazio è determinato ad andare avanti, anche se questo dovesse comportare una nuova guerra con il ministero dell’Economia.
Ieri sera a «Matrix» Giulio Tremonti ha ribadito che il governo non può fare più di quanto ha fatto finora. «Non possiamo intervenire per legge - ha detto il ministro e vicepremier - perché per cinque anni la legge non si applica al Governatore in carica. Il governo non può fare atti amministrativi, non può fare nulla di specifico. La procedura di nomina e revoca tocca per legge al Consiglio superiore della Banca d’Italia, per preservare l’autonomia dell’istituto». Insomma, ha concluso Tremonti, «ora da dipende da altri organismi e da altri soggetti, non dal governo».
Ma anche questa volta Fazio potrà contare sui suoi sostenitori che ieri, poche ore dopo lo «schiaffo» di Washington, hanno fatto quadrato attorno al Governatore. L’appoggio politicamente più rilevante è quello della Lega Nord. Ieri il leader del Carroccio Umberto Bossi ha speso per Fazio parole che normalmente sembrerebbero ispirate alla prudenza, ma che di fronte a una sfiducia ufficiale da parte dell’esecutivo assumono un altro valore. Le dimissioni? «Io sarei più cauto», ha detto Bossi che ha anche commentato la decisione del ministro Tremonti di non concedere al Governatore la delega a parlare al Development committee della Banca mondiale. «Penso che bisogna litigare il meno possibile - ha spiegato Bossi - anche se Tremonti non ha mai nascosto la volontà di cambiare il governatore» e ha sempre ritenuto «che quello che è avvenuto con Parmalat fosse da pagare».
Confermata la difesa dell’Udc con il capogruppo alla Camera Luca Volontè convinto dell’impossibilità di «cacciare via» Fazio perché sarebbe un’indebita interferenza nell’autonomia di un funzionario dello Stato «che non ha mai violato la legge». Per i sostenitori del Governatore nemmeno il caso del summit statunitense ha cambiato nulla. «Episodio? Quale episodio?» ha detto Luigi Grillo, senatore di Forza Italia e migliore interprete degli umori del Governatore. Fazio, ha spiegato Grillo, «è rientrato dopo aver svolto il ruolo per il quale era stato chiamato a Washington. Punto».
Questa mattina l’aula del Senato riprenderà l’esame della riforma (possibile un contingentamento dei tempi per eludere l’ostruzionismo del centrosinistra sulla legge elettorale). E già ieri lo schieramento che non vorrebbe intaccare i poteri della Banca d’Italia ha mandato un preciso avvertimento al governo. Se l’esecutivo dovesse puntare a correggere al Senato i poteri di controllo di Bankitalia sulla concorrenza bancaria trasferendoli all'Antitrust, («e sembra che questo ormai sia l'orientamento visibile»), «manterremo la nostra posizione coerente, anche se questo volesse dire schierarsi contro il governo», ha detto il relatore al disegno di legge sul risparmio Maurizio Eufemi (Udc). Meno drastico Giuseppe Semeraro di An che chiede comunque, nel caso di un pronunciamento dell’esecutivo, che Tremonti vada in aula a riferire.