Tremonti: «La tassa del tubo si può modificare»

«Spero che in Parlamento si possa fare una buona legge». L’opposizione però si chiama fuori

Gian Battista Bozzo

da Roma

L’authority sull’energia boccia la «tassa del tubo» e per il governo di apre un problema da due miliardi e mezzo di euro. L’addizionale sulla tassa di occupazione del suolo pubblico a carico delle società che gestiscono reti energetiche, come Snam Rete Gas e Terna, è parte importante della legge finanziaria: prevede, infatti, entrate per 800 milioni l’anno per il 2006 e il 2007, e di 900 milioni per il 2008. Ma le reazioni negative alla sua introduzione stanno convincendo il governo a un ripensamento. «Forse va modificata», concede Giulio Tremonti davanti agli industriali riuniti a Capri. Ma subito aggiunge: «Noi abbiamo tassato le reti, ma attenzione: gli altri tassano tutto».
Dopo l’Antitrust, dunque, anche l’autorità di controllo sull’energia dice «no» all’addizionale a carico delle aziende che gestiscono le reti. «La nuova addizionale - si legge in una nota - incide negativamente sui bilanci delle aziende interessate, e potrebbe ridurre la sostenibilità degli investimenti necessari e programmati per lo sviluppo dei sistemi di trasporto e approvvigionamento di energia e gas, nonché per il miglioramento dei livelli qualitativi dei servizi». L’autorità individua anche «problemi di compatibilità» con le norme europee sulla libera circolazione dei beni.
Il parere non è vincolante per il governo, ma si somma alle reazioni negative delle aziende interessate, degli esperti del settore e dell’Autorità per la concorrenza. «Non sono sicuro che questa tassa abbia come effetto finale un aumento dei prezzi per gli utenti - spiega al convegno caprese della Confindustria il presidente dell’Antitrust, Antonio Catricalà - però non è una misura che incentiva la gestione corretta della rete, la sua manutenzione e il suo allargamento». E sempre da Capri, l’amministratore delegato dell’Enel Fulvio Conti conferma che sulla tassa è in corso un confronto col governo, in vista d’una modifica. «È una tassa che va rivista e corretta. Col governo stiamo parlando - dice Conti - e mi sembra che le dichiarazioni di Tremonti vadano in questo senso».
Difficilmente, tuttavia, Tremonti potrà rinunciare a una posta importante come quella rappresentata dalla «tassa sul tubo», che vale 2,5 miliardi di euro in tre anni. Così sono allo studio delle modifiche della norma, sia allargando la platea delle società interessate - ad esempio coinvolgendo le municipalizzate - sia intervenendo su differenti voci di bilancio (come gli ammortamenti). L’obiettivo è quello di superare le perplessità delle autorità di vigilanza, mantenendo per quanto possibile inalterate le previsioni di entrata.
I margini di manovra di questa Finanziaria sono, infatti, tutt’altro che ampi. Se questa tassa verrà modificata, spiega il presidente della commissione Bilancio del Senato Antonio Azzollini (Fi), «bisognerà trovare nuove entrate». Come? «Di condoni ancora non si è parlato, né sappiamo quali saranno i contenuti del maxi-emendamento», aggiunge Azzollini. È possibile che il governo decida di porre la fiducia sulle due parti della manovra (decreto fiscale e finanziaria) già a Palazzo Madama. Un’ipotesi che però non convince il relatore del decreto, Riccardo Pedrizzi (An): «È vero che il decreto è funzionale per la copertura della Finanziaria, ma non vedo l’esigenza di porre la fiducia - spiega -; al massimo, la decisione sarà presa durante l’esame alla Camera».
L’inizio della sessione di bilancio a Palazzo Madama è fissato per martedì, dopo il voto conclusivo alla legge sul risparmio. Il primo giudizio rilevante sulla finanziaria sarà quello del governatore di Bankitalia Antonio Fazio, nell’audizione di giovedì 13.