Per treni e aeroporti è il giorno più nero

Linate e Malpensa chiusi da ieri. Centinaia i voli cancellati. Ferrovie nel caos: ritardi fino a 7 ore, Intercity bloccato in aperta campagna

Nino Materi

Due aeroporti chiusi «per neve». Due treni bloccati «per neve». Migliaia di auto in coda «per neve». Si fa presto a dare la colpa «alla neve». È accaduto ieri, con ogni probabilità accadrà anche oggi. Tanto che Alitalia già prevede «forti ritardi e cancellazioni su tutti gli scali dell'area fino a tarda serata». E poi: «A causa del maltempo, negli scali di Milano (Linate e Malpensa) non saranno possibili arrivi e partenze per tutta la mattinata di oggi». Attività a singhiozzo anche sulle piste dello scalo «Cristoforo Colombo» di Genova. A Malpensa 80 voli cancellati con ritardi medi di oltre un’ora; a Linate 60 voli cancellati con ritardi medi di oltre due ore. Passando dagli aerei ai treni la situazione non migliora: dopo l’Eurostar Roma-Milano arrivato a destinazione con sette ore di ritardo dopo una sosta forzata (al gelo e senza viveri) nella stazione di Fidenza, ieri un’odissea analoga ha visto protagonisti i viaggiatori dell’Intercity Milano-Catania bloccato dalla neve dopo aver percorso una manciata di chilometri. Lunghissima la lista dei disagi sulle autostrade, l’elenco di quelle paralizzate dalla neve ricorda i quadrettini della battaglia navale; A1, A4, A6, A7, A8, A9, A26, A10, A12. A15. Peccato che ad essere «colpiti e affondati» siano stati solo gli automobilisti.
Va bene, questa volta non si tratta di «due fiocchi di neve», ma di un evento in grande stile: una nevicata da «record» - oseremmo dire - se non fosse che in tema di maltempo la parola «record» si applica puntualmente (e falsamente) a qualsiasi fenomeno atmosferico: pioggia, freddo, caldo sono i tre «must» buoni per tutte le stagioni. Peccato che, a prescindere dall’intensità della «precipitazione», la sostanza dei disagi non cambi: autostrade «nel caos», aeroporti «bloccati», treni «in tilt». Caos, blocco, tilt: eccole le imprescindibili tre parole che «devono» far bella mostra di sè in ogni servizio giornalistico sul maltempo degno di questo nome. Ieri e oggi i titoli sui quotidiani e le cronache dei telegiornali non hanno fatto eccezione, evitando ancora una volta di porsi la domanda chiave: perché in Italia basta una nevicata per «mandare in tilt» le principali infrastrutture del trasporto pubblico? Perché, da ieri, aeroporti importanti come quello di Milano e Genova praticamente inutilizzabili? Perché su tre autostrade fondamentali come la A15, la A12 e la A7 migliaia di utenti vengono abbandonati per ore in mezzo alla tormenta? Perché, nonostante il tanto strombazzato «Piano neve», Trenitalia non è stata in grado di garantire la dovuta assistenza a centinaia di viaggiatori prigionieri su convogli rimasti isolati in mezzo alla tormenta? Per ognuna di questa débâcle dei trasporti, le testimonianze sono sempre le stesse: «Ci hanno lasciati per ore senza informazioni e se non fosse stato per la Protezione civile non avremmo avuto neppure coperte e bevande calde». Eccole, altre due parole-chiave nelle giornate di ordinario disagio da maltempo: Protezione civile. Una struttura agile e diretta con competenza da chi ha fatto tesoro delle esperienze che vengono dall’estero, dove le «équipe di crisi» fondano nel concetto di «sinergia» le ragioni della propria efficienza. Sinergia di chi e con chi? «Nel nostro paese la frammentazione delle competenze e la parcellizzazione delle autonomie crea spesso una situazione di stallo nella catena decisionale che va tutta a discapito della rapidità degli interventi», spiega il responsabile della Protezione civile, Guido Bertolaso. Può accadere infatti che la Società autostrade non sia al corrente dei piani degli enti locali e che magari Comune, Provincia e Regione adottino piani in contrasto con quanto programmato da Trenitali o dalle aziende che gestiscono gli aeroporti. Dinanzi a queste discrasie una situazione di maltempo può rappresentare il momento di «rottura» di equilibri già di per sé precari. E per trovarne la riprova basterebbe leggere le testimonianze riferite al Tgcom da alcuni dei 680 passaggeri rimasti prigionieri dell'Eurostar diretto a Milano, che si è fermato nei pressi della stazione di Fidenza, restando bloccato per quasi sette ore. «Non ho mai viaggiato in queste condizioni, in tutte le parti del mondo dove sono stato - racconta Gimmo Etro -. Siamo stati 6 ore senza sapere assolutamente nulla di quello che ci sarebbe accaduto, al buio e al gelo. Dalle 19.30 fino alle 1.30 di notte è stato un incubo. Non funzionava il riscaldamento, la luce era saltata e ad un certo punto volevano addirittura chiudere i bagni». Quando si dice che partire è un poco morire...