Treni e autobus a rischio «Mancano 235 milioni di euro»

«Mancano all’appello 235 milioni di euro. E senza fondi treni e autobus rischiano di fermarsi». L’allarme arriva dall’assessore alle Infrastrutture e Mobilità, Raffaele Cattaneo, che sul trasporto pubblico locale e sulle sue emergenze ha istituito un tavolo al Pirellone, al quale hanno partecipato (e parteciparanno) aziende, sindacati, enti locali e comitati pendolari. «È necessario un Patto per il trasporto pubblico in grado di individuare contenuti e modalità di finanziamento degli interventi necessari per far funzionare e potenziare i trasporti lombardi» spiega Cattaneo.
Il problema riguarda lo stesso finanziamento dei servizi già esistenti. «Quel che fa il governo, che pure è già qualcosa, non è abbastanza. Le risorse stanziate sono la metà di quanto era stato concordato. I contributi del governo non bastano nemmeno a corpre il costo storico del servizio» spiega l’assessore. Il deficit potenziale del sistema del trasporto pubblico locale è infatti di 280 milioni di euro per il 2008, già al netto del finanziamento ad oggi previsto nella finanziaria nazionale (88 milioni di euro). A questo deficit va aggiunto quanto previsto per i nuovi servizi, ovvero 85 milioni dal 2010 e 150 dal 2015.
Insomma, in qualche modo è necessario trovare i soldi. La via più impopolare sarebbe l’aumento delle tariffe che - per far quadrare i conti - dovrebbe essere almeno del 30 per cento. «Naturalmente non pensiamo a aumenti del genere, soprattutto senza aver prima migliorato il servizio - tranquillizza Cattaneo -. Però sono necessarie nuove politiche tariffarie che favoriscano un maggiore utilizzo di treni e autobus nelle ore di morbida, ovvero lontano dalle ore di punta. Ad esempio stiamo pensando a biglietti scontati per le mamme con bambini che scelgano di usare il treno nel pomeriggio». Con qualche modello in stile americano: «A Washington chi entra nell’autostrada che porta in città nelle ore di punta da solo prende una multa da 500 dollari. Bisogna pensare anche a provvedimenti che incentivino il car sharing, ovvero l’uso dell’auto in condivisione».
Tra i progetti anche «maggiori controlli per recuperare l’evasione». Secondo le stime dell’assessorato, la caccia a chi sale sui mezzi senza biglietto farebbe recuperare circa 50 milioni di euro. Un grosso contributo arriverebbe anche dall’integrazione tariffaria, ovvero dal biglietto unico valido su tutta la rete.
Ma prima che sulle tariffe, Cattaneo è convinto che sia necessario intervenire sui finanziamenti pubblici, che restano una fonte indispensabile. «Quel che c’è in finanziaria non è sufficiente, anche perché i vincoli di spesa fissati dal governo ci impediscono di investire in proprio. A questo punto ci sono solo due strade: o ci danno finanziamenti diretti o ci concedono maggiore autonomia. La soluzione migliore sarebbe una via federalista come avvenuto con le autostrade lombarde della Cal».
Infine, la riduzione dei costi del servizio. «Forse a Milano serve più concorrenza e un contratto come quello degli infermieri - propone Cattaneo -. E cioè più soldi ai lavoratori ma con minori ostacoli nell’organizzazione dei turni e del servizio».