Treni, mazzette per evitare i controlli di sicurezza

RomaUn «sistema criminale» di binari e tangenti. Un’organizzazione che dal 2002 a oggi avrebbe pilotato «in modo sistematico e seriale» appalti di Trenitalia per un controvalore di almeno 10 milioni di euro, affidandoli a società «amiche», quando non gestite da parenti, in cambio di benefit e soldi. E sotto il peso delle mazzette sarebbero svaniti pure gli scrupoli di fronte alla richiesta di accelerare le verifiche per un ponte ferroviario a rischio crollo.
Tanto emerge dall’ordinanza del gip napoletano Luigi Giordano che ieri mattina ha portato all’arresto da parte delle Fiamme gialle di due ex dirigenti dell’azienda ferroviaria e di tre imprenditori, uno dei quali finito ai domiciliari. Pesanti le accuse: associazione per delinquere finalizzata alla turbativa d’asta, corruzione, riciclaggio e reimpiego di proventi illeciti. I due manager in manette, che già prima dell’operazione di ieri erano stati licenziati dal gruppo Ferrovie dello Stato, sono Raffaele Arena e Fiorenzo Carassai. Arena è stato prima responsabile dei servizi di manutenzione carri merci e poi dei vagoni passeggeri, il secondo ha guidato la struttura manutentiva di Ancona. Gli imprenditori finiti in carcere sono invece Giovanni e Antonio De Luca, titolari della società napoletana «Fd Costruzioni» (il cui motto è «riorganizziamo il futuro»), al centro del sistema individuato dai pm Francesco Curcio ed Henry John Woodcock, mentre il titolare di una società di manutenzione, Carmine D’Elia, cugino del manager Arena, è ai domiciliari. Proprio questa parentela in «conflitto d’interesse» avrebbe portato al licenziamento di Arena da Trenitalia, a febbraio del 2007.
Ma anche se ormai fuori dall’azienda, secondo gli inquirenti i due dirigenti avrebbero continuato a esercitare «costantemente» una «pervicace quanto insidiosa attività diretta a turbare e pilotare le commesse conferite da Trenitalia». Quest’ultima, però, con l’indagine non c’entra. Anzi, la sua collaborazione, ha spiegato la procura di Napoli, è stata «fondamentale», e la società ha già annunciato che si costituirà parte civile.
Molte le intercettazioni che sostengono le tesi dell’accusa. Da brividi quella del 27 maggio 2009 tra Giovanni De Luca della «Fd» e l’ingegnere Salvatore De Lillo. Il primo chiede una verifica tecnica sull’imbullonatura di un ponte ferroviario appena collaudato. E di fronte alla richiesta di tempo da parte dell’ingegnere, De Luca pressa: «Troviamo una soluzione, è urgentissima, Salvatore (...) questa è una cosa che ti pago io a parte, ti pagò però risolvimi questo problema (...) a settembre dobbiamo usare il ponte». Il tecnico non è convinto: «Il treno quando va a terra poi tiene la firma mia sotto». Ma l’imprenditore non si allarma. Anzi, domanda se può firmare lui stesso la «relazione dei calcoli». Di Lillo risponde di sì, e chiarisce: «Io non inguaio me». De Luca ribatte: «Peggio di come sta, quel ponte non può stare».
Tra i benefit che i due manager avrebbero ottenuto dalla Fd costruzioni e dalle altre imprese coinvolte, soldi ma non solo. Arena, oltre alle presunte tangenti, infatti, avrebbe anche provveduto a dirottare commesse alla società intestata a D’Elia. E Carassai avrebbe goduto di «contributi economici» per aprire un pastificio a Campofilone, nelle Marche, ora sotto sequestro. In un’intercettazione tra Carassai e De Luca, relativa a una commessa, viene citato anche un ex parlamentare dell’Udc, che per gli inquirenti è Clemente Carta, già nel cda delle Fs. Ma la società «Fd» per gli inquirenti avrebbe puntato, invano, agli appalti post-sisma della Protezione civile. In questo contesto saltano fuori - non indagati - pure due protagonisti dell’inchiesta perugina sugli appalti per i grandi eventi: il cardinale Crescenzio Sepe e il capo della protezione civile Guido Bertolaso. La circostanza emerge da un’intercettazione del 29 aprile 2009 in cui Anna De Luca, sorella degli imprenditori arrestati, racconta come intende arrivare a «Mr Emergenza». «Siccome il cardinale (Sepe, ndr) ha aiutato moltissimo a Bertolaso, gli ho detto mettici in contatto (...) ». Il progetto porta all’incontro tra Bertolaso e la donna, a ottobre 2009. Anna racconta che il capo della Protezione civile è stato «gentilissimo», ma aggiunge: «Saremo contattati (...) però in pratica si fotte dalla paura di dare lavoro, questo ho capito».