Treni A novembre ritardi per lavori in corso sulla linea

(...) è all’osso e senza il dono dell’ubiquità non è facile gestire due realtà così delicate, in contemporanea, a distanza. Senza contare i disagi per i malati. Basta andare una mattina qualsiasi nelle stanze del day hospital per rendersi conto del problema. Chi non è mai capitato da quelle parti fa anche fatica a immaginare che i malati gravi siano così tanti. Ieri mattina una cinquantina di persone erano accalcate nelle stanze. I più gravi, immunodepressi che rischiano la vita per un raffreddore, si ritrovano in mezzo a chi va a fare controlli e magari starnutisce per qualche malanno di stagione. «Dopo due mesi che sono qui ne ho visto tante di situazioni così - conferma il direttore generale del San Martino, Mauro Barabino -, l’ospedale è molto grande e alcune situazioni richiederebbero interventi. I malati comunque sono tutti uguali. Io certamente sono solo all’inizio».
Però c’è un però. Secondo fonti interne all’ospedale il piano di trasferimento del day hospital vicino all’ottimo reparto di degenza - fatto che avrebbe anche favorito l’ottimizzazione dell’assistenza da parte del personale medico e infermieristico - doveva concretizzarsi ieri. Invece si è stoppato tutto. «Il progetto c’era - conferma il direttore sanitario Giovanni Orengo -, ma ci sono state valutazioni contrarie. L’idea era di portare il day hospital nel reparto del professor Gobbi, l’altra Ematologia che si trova sullo stesso piano di quello del professor Carella, ma si sono presentati problemi sulla gestione dei medici di guardia».
L’ipotesi al vaglio della direzione sanitaria è quella di attendere che, entro la fine dell’anno, si concludano i lavori di due cantieri importanti all’interno del complesso ospedaliero, e che quindi si liberino spazi nuovi. «Siamo coscienti che i medici devono fare continuamente avanti e indietro tra la degenza e il day hospital - continua il direttore sanitario -. Sappiamo che la situazione è difficile, ancora di più lo è per i malati che vengono trasportati quando è possibile anche con l’ambulanza».
Ciò che è difficile da accettare è il cambio di progetti che sembravano certi. La situazione del day hospital è nota da anni e in tutto questo tempo non è stata risolta. «Abbiamo fatto passi avanti con il trasferimento in locali nuovi dei reparti di Ematologia che, nati a Genova con il professor Marmont, sono cresciuti in strutture obsolete - prosegue Orengo -, prima non c’era nemmeno la possibilità di ricoverare i malati in stanze veramente asettiche, e per questi malati immunodepressi si tratta di situazioni sempre a rischio». Appunto. Come nel day hospital ematoncologico. Che entro la fine dell’anno torneremo a visitare.