Treni privati, Di Pietro contesta la legge che firmò

Il primo numero del Fatto, il quotidiano che tintinna (di soldi e di manette) di Travaglio e soci, tanto per ricordare da dove vanno presi i voti ha presentato un bell’attacco contro Prodi e il partito dei Comunisti italiani, rei di aver «regalato» senza gara pubblica la concessione per i treni privati a Montezemolo, Della Valle e C.
Ovviamente l’ossequioso quotidiano si premura di disattivare subito l’obiezione ovvia che nel governo Prodi c’era anche l’amata Italia dei valori, ospitando come unica opinione quella di Antonio di Pietro che si smarca subito, affermando che si trattò «di un’operazione ad hoc per fare un regalo sempre ai soliti noti» ma che allora non riuscì a stopparla perché, spiega, «era di competenza del ministro dei Trasporti».
Senza entrare nel merito dei fatti contestati dall'articolo, appare comunque un po’ strano che un ministro delle Infrastrutture si disinteressi di questioni legate alle ferrovie, ma basta uno sguardo ai resoconti dell’epoca per scoprire qualche sorpresa.
Il decreto messo all’indice dal Fatto (il 159/2007) risulta infatti approvato all’unanimità dal Consiglio dei ministri. Non solo Di Pietro era presente e non risulta agli atti alcun dissenso, ma anzi, Tonino si premurò di mettere in internet un video (visibile ancora adesso) dove si pavoneggiava dei risultati ottenuti e dei provvedimenti approvati in quel Consiglio. Neanche da dire che il Consiglio dei ministri è un organo collegiale e quindi non esistono provvedimenti esclusivi del singolo ministro.
C’è di più: il decreto in questione venne presentato per la conversione in Senato, emendato, passato alla Camera e approvato definitivamente ancora al Senato senza ricorso al voto di fiducia.
Non risultano agli atti barricate da parte dell’Italia dei valori riguardanti questo supposto regalo a Montezemolo e l’Idv nella scorsa legislatura era del tutto determinante al Senato e avrebbe avuto quindi tutti i mezzi per «stoppare» la norma «scandalosa» con un emendamento.
Dobbiamo quindi presumere che mentre per i giustizialisti di casa nostra Berlusconi «non può non sapere», per quanto riguarda Di Pietro è perfettamente normale che non sappia ne cosa facciano i suoi senatori ne cosa firmi lui stesso.
Va bene che per Giorgio Bocca, intervistato da Santoro giovedì sera, gli italiani sono degli ignoranti, può essere, ma di sicuro non sono fessi. Questo è un Fatto.