Treni puntuali sul ritardo di un’ora e mezzo

Chissà se i passeggeri del regionale in servizio nel primo mattino di mercoledì tra Sestri Levante e Genova, all’arrivo del convoglio - in ritardo di 5 minuti - alla stazione di Rapallo, vedendo e subendo un’attesa che continuava a prolungarsi sul binario, hanno pensato ad un’altra gentilezza da parte delle FS. Magari un’altra «pausa pipì» concessa gentilmente ai passeggeri dell’Intercity Plus Modigliani che ha viaggiato nel pomeriggio di martedì da Napoli verso il capoluogo ligure con due sole toilette utilizzabili, accumulando un’ora di ritardo per una sosta straordinaria a Viareggio al fine di consentire l’uso dei servizi della stazione.
Ieri mattina, però, la sosta al «trenogrill» non era contemplata e l’attesa ingiustificata ha mandato su tutte le furie alcuni passeggeri, che già stavano calcolando il personale ritardo sull’entrata in ufficio. L’attesa non motivata è stata infatti la causa di numerose sfuriate, cariche d’insulti, contro i ferrovieri. I passeggeri si sono, volenti o nolenti, dovuti rassegnare al ritardo di quasi un’ora e mezzo. Aggiungere che il tempo di percorrenza della tratta è di soli 35 minuti risulterebbe del tutto superfluo. Lo stesso ritardo, ieri mattina lo ha maturato anche l’Intercity che da Milano, diretto a Grosseto, portava i turisti verso la Liguria di levante. Per completare il disservizio, ieri sera il regionale Savona-La Spezia è stato addirittura soppresso e numerose lamentele sono giunte da viaggiatori e pendolari che cercavano inutilmente di avere informazioni dall’apposito numero telefonico di Trenitalia. Che squillava sempre a vuoto.
Un’altra giornata di disservizi che ha provocato dure reazioni anche a livello politico. Dalla Regione, dove quasi ogni giorno si ripetono incontri tra assessori e vertici di Trenitalia per rassicurare i viaggiatori, arriva la dura presa di posizione di Gianni Plinio, capogruppo di An che, insieme al consigliere comunale di Sestri Levante Giancarlo Stagnaro, accusa la giunta di Claudio Burlando di «saper fare soltanto chiacchere ma di non riuscire a pretendere un servizio adeguato dalla società».