«Treni sporchi e poco puntuali? Mancano i fondi dello Stato»

Nella sua area gravitano circa 250mila pendolari, ma, di recente, nella classifica nazionale dei ritardi accumulati dai convogli regionali ha guadagnato un poco onorevole terzo posto dopo Napoli e Palermo. Così ieri Milano è diventata per un giorno la capitale italiana dei «forzati dei treni», ospitando l'Assemblea nazionale dei pendolari promossa da Legambiente presso la Camera del Lavoro: una manifestazione di cittadini, comitati (soprattutto lombardi e piemontesi) e associazioni di consumatori uniti per riportare il problema del trasporto locale al centro dell'agenda politica. «Mancano le risorse per treni e infrastrutture - spiega Andrea Poggio, vicedirettore generale di Legambiente -. Non solo il governo continua a tagliare i fondi per la mobilità locale ma anche le regioni investono pochissimo in tal senso: la Lombardia, che è la più virtuosa, riserva solo lo 0,62% del bilancio al trasporto dei pendolari, un quarto di quello destinato alle autostrade». Rincara la dose Damiano di Simine, presidente dell'Associazione in Lombardia: «La Regione aveva finanziato l'acquisto di 70 nuovi treni per Trenitalia e Ferrovie Nord, ma ancora non si sono visti se non in minima parte: intanto però tre miliardi di euro sono stati destinati alla costruzione di otto nuove autostrade». Ma, del resto, «in passato la regione ha fatto anche meno». E gli effetti si vedono: secondo un'indagine effettuata da Legambiente, quattro volte su dieci i pendolari che ogni mattina raggiungono Milano in treno arrivano in ritardo. Per una settimana, infatti, i volontari dell'associazione hanno monitorato 444 convogli in arrivo tra le 7 e le 10 del mattino nelle stazioni di Cadorna, Porta Garibaldi e Centrale. Risultato: ben 173 sono arrivati in ritardo, superando spesso i venti minuti, soprattutto sulla tratta Lecco-Milano (12 treni fuori orario su 22). Non solo: i pendolari accusano i treni di essere sporchi e sovraffollati. Chiare e precise le richieste avanzate per migliorare la situazione: maggiori fondi per la mobilità pendolare, l'attuazione del progetto governativo di 1.000 nuovi treni per il trasporto regionale, la priorità negli investimenti infrastrutturali a livello nazionale e locale, un nuovo patto con i cittadini per un miglioramento effettivo del servizio anche al prezzo di un aumento tariffario. Intanto, alle critiche dell'assemblea ha risposto Mauro Moretti l'amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, presente all'assemblea di ieri. «Per quanto riguarda la puntualità dei treni invitiamo i rappresentanti dei pendolari a partecipare con noi al monitoraggio nelle sale di controllo mentre, per risolvere il problema della pulizia, abbiamo già avviato dei tavoli regionali per verificare la qualità del servizio». Al centro della contesa restano però le risorse. «Lo scorso anno abbiamo presentato un piano industriale che prevede, in quattro anni, l'aumento del 50 per cento dell'offerta ferroviaria nelle grandi città, ma non è stato finanziato dallo Stato - conclude Moretti -. Trenitalia dev'essere messa nelle condizioni di competere sul mercato, garantendo i servizi essenziali ai cittadini: se dovesse fallire, rischierebbe di scomparire anche il trasporto locale».