Treni sul binario morto (ma c’è una speranza)

Caro Paolo, te l’ho detto che questo non è un Paese per vecchi. Nella scorsa puntata mi sono occupato di Poste, oggi ti intratterrò sulle Fs. In breve: prenoto un posto in prima classe da Ancona a Milano. Salgo e constato che il mio vagone non c’è: il treno comincia direttamente con la vettura n. 2. Il bigliettaio mi manda alla 6. Attraverso mezzo treno. La 6 è di seconda. Il bigliettaio mi annota sul biglietto il diritto al rimborso. A Milano Centrale mi districo nel labirinto delle indicazioni (ci sono lavori in corso per farla più bella che pria) e, dopo parecchio scarpinare, mi metto in coda alla biglietteria. Arriva il mio turno. Mi si dice che devo rivolgermi alle Informazioni. Ci vado. Altra fila. Qui mi assicurano che compete alla biglietteria. Alle mie rimostranze mi si invita a rivolgermi ai Reclami, piano superiore. Vado. Altra fila. Mi dicono che spetta alla biglietteria. Alzo la voce: devo recarmici accompagnato da un carabiniere? No, faccia intervenire il capoturno. Ridiscendo e rifaccio ancora la fila. A questo punto piuttosto alterato (come non faticherai a immaginare), pretendo il capoturno e finalmente mi fanno compilare il modulo per chiedere il rimborso (che mi verrà recapitato a suo tempo). Come Dio vuole, esco a riveder le stelle, e mi domando: se io fossi stato un anziano claudicante e col bastone? Come vedi, non è un Paese per vecchi. Domanda numero due: la Milano dell’Expo attiverà un servizio elicotteri per chi ci verrà? Capisci, Alitalia no, Ferrovie non ne parliamo.


Il treno è una delle cose che mi manca di più, caro Rino. Dopo un’overdose di aereo (per motivi professionali) mi rifiuto di mettervi piede. Non sopportavo la bolgia agli imbarchi e, successivamente, in cabina. Non mi piaceva essere considerato dal personale di volo alla stregua di un bagaglio, di una valigia. Mi esasperavano i ritardi di un’ora per un volo che durava quaranta minuti. Senza averlo mai del tutto abbandonato, tornai dunque al treno anche per lunghi percorsi, ma durò poco: compartimenti luridi e sfasciati, gabinetti inservibili, schizofrenia del sistema di riscaldamento e di refrigeramento, servizio ristorante che per qualità e decoro quello sulla Gibuti-Addis Abeba al confronto pare Chez Maxim’s. E non ti dico delle carrozze-letto: un letamaio squinternato e soffocante. E poi i ritardi e poi (come hai potuto constatare di persona) le carrozze fantasma, e poi le scorribande di questuanti, drogati, vuccumprà, battone nigeriane e poi il vagone oltre il termine del marciapiede che ti tocca scarpinare sulla massicciata trascinandoti la valigia perché al tramonto del facchinaggio è subito seguita l’eclisse dei carrelli. Fatto sta che mi sono ridotto a viaggiare, a muovermi in automobile. Capace di farmi una no stop Torino-Lecce, capace di sorbirmi il tormento del nodo autostradale di Bologna o l’inferno della Bologna-Firenze o il calvario della Milano-Venezia (l’orrore della Salerno-Reggio Calabria no, quello me lo risparmio) pur di non salire su un aereo o su un treno. Che pure è e resta il mezzo più rilassante, più placido, più ecologicamente corretto e anche, perché no, più romantico, per spostarsi da un luogo all’altro. Non so tu, ma io seguo con trepidante interesse le vicende della Ntv (Nuovo trasporto viaggiatori), società che Luca Cordero di Montezemolo e Diego Della Valle intendono lanciare nel business, tutto nuovo, del trasporto privato di passeggeri. Hai visto mai che grazie a loro torneremo a innamorarci del treno?