Il trenino di Casella arranca in ritardo tra guasti e amianto

«Altro che Linea Verde e inquadrature ruffiane. Se continua così, il trenino di Casella ci stramazza sul binario e addio collegamenti, storia e circuiti turistici». Una bordata che levati a quella chicca a scartamento ridotto che fa impazzire i tedeschi, langue di nostalgia i nostrani e irrita i pendolari delle Valli. «Che a Casella salti in carrozza e ti cadono le unghie dal freddo-abbozza Sergio, dalla Valle Scrivia con orgoglio-. Ci piove dentro e i quindici minuti di ritardo te li porti dietro anche col sole». Approccio ironico-caustico, con volontà di demolire il gioiellino? «Veramente è più un grido di dolore. Arranca che neanche gli asini, tiene a fatica i 20 chilometri orari, difficile incontrarne uno di ritorno (e non è questione di solitudine) e spesso si pianta. Mentre tu aspetti, che devi solo andare a lavorare. E non a caso ai pendolari si consiglia di prendere il treno a Busalla». Poi succede che ti sopprimono le corse e «ti costringono sugli autobus sostitutivi. Paghi l'abbonamento per viaggiare in treno, ma ti schioppi le curve fino a Genova e se hai mal d'auto è un problema tuo». La faccenda sembra più seria del vetriolo del signor Sergio. A caricare la pipa ci pensa un dipendente, chiamiamolo Franco, della Genova-Casella srl: «Abbiamo motrici troppo pesanti per questa tipologia di rete- insiste - Con l'aggravante che sulla linea non viene fatta un'adeguata manutenzione, che garantirebbe un'accelerazione; gli unici scambi automatici in funzione sono quelli di Casella e Busalletta e negli altri scendi e giri la manovella». Ti spiega che nel deposito di Casella «hanno parcheggiato la macchina che dovrebbe allineare i binari, ma non ci sono tecnici per farla funzionare. Sono arrivate le ruote per le motrici, ma i pezzi necessari a montarle non ci sono ancora». La questione fibrilla sulle motrici: «Ad oggi viaggiano la A1, acquistata che è senza uomo morto (senza sicurezza) e marcia lo stesso; la A6, che è fasciata d'amianto e per consentirne il viaggio hanno bloccato i finestrini; la A12, cui hanno messo le ruote; la A 9, che fa mezza corsa, e il mitico locomotore 29, il nostro muletto, che vanta 100 anni d'onorato servizio». Tragicomico resoconto di un treno per Yuma. Ma Filippo non molla, attacca il sindacato «che latita» e denuncia: «Qualche dipendente anziché stare sui treni viene dirottato a pulire carrozze o a dare mani di bianco». Pesante. Ma Alberto Villa, amministratore unico della Genova Casella srl, società privata a capitale pubblico (Regione Liguria), squaderna l'impianto accusatorio: «Tutte le motrici in circolazione sono in sicurezza. La A1 è stata collaudata e la A 6 spannellata e analizzata. Sono risultate tracce di amianto, ma abbiamo provveduto ad isolarle anche bloccando i finestrini, in attesa di eliminarle definitivamente». Poi ricorda le cinque motrici più nuove, «cui abbiamo destinato 100.000 euro per ricomporne le assi: già due sono operative e una terza rientra nella prima decade di aprile, così potremo ridurre le otto corse sostitutive con gli autobus a quattro, per poi eliminarle del tutto». Villa nega i ritardi e ribadisce la manutenzione della linea. Parla di soldi spesi per il materiale rotabile e dell'impegno della Regione a rimodellare il piano degli investimenti per tornare a regime. «Di due carrozze ne facciamo una e una terza verrà ristrutturata, mentre un locomotore diesel è a Bari per essere rimesso sui binari». I lavoratori dirottati su altre mansioni? «C'è un piano della sicurezza interna che garantisce la sicurezza dei dipendenti e la possibilità di occuparsi di altro se ne hanno la competenza certificata da corsi, garanti i sindacati». Sospirone, che il trenino agguanta ancora.