Il treno sotto il fango alla stazione Sondrio: 10 milioni buttati via

Le squadre Atm sono al lavoro per asciugare gli impianti ma ci vorranno almeno dieci giorni per sistemare tutto

Splende il sole in viale Sondrio, il cielo azzurro punteggiato di nuvole candide si specchia nelle pozzanghere. Lontano ricordo della pioggia battente caduta fino a sabato, facendo temere un altro week end sott’acqua. I 150 milioni di metri cubi di acqua marrone sono un ricordo, questa volta le fermate del metrò sono state risparmiate. A una decina di metri sotto terra ferve l’attività: una squadra di 80 uomini è al lavoro nella stazione di Sondrio per cercare di ripristinare il servizio il prima possibile. L’umore è buono. È possibile pensare che in una decina di giorni si possa ripristinare il servizio? "Siamo fiduciosi" risponde Alberto Zorzan, responsabile Flotta di Atm in questi giorni nei panni dell’uomo dell’emergenza. C’è chi asciuga le apparecchiature elettriche, i circuiti e i relais, chi "testa" gli impianti, chi elimina la patina giallognola di limo che ha ricoperto con la sua pellicola appiccicosa ogni centimetro quadrato. Un fiume di 150 milioni di metri cubi.

La stazione di Sondrio è rimasta sotto l’acqua per tre giorni. Le scale mobili, del valore di 200mila euro l’una, hanno i motori bruciati, gli impianti di terra, i quadri elettrici, i quadri di distribuzione (valore: 50mila euro), gli impianti antincedio: tutto rovinato. Si cerca di salvare quel che si può: asciugando, isolando, pulendo fino all’ultimo fusibile. L’ "intelligenza" del metrò è quasi completamente da buttare.
Anche le linee telefoniche sono bollenti: "Abbiamo allertato tutte le ditte che lavorano con noi - spiega Zorzan - per trovare pezzi di ricambio e impianti nuovi al più presto. Ogni minuto è prezioso e anche di domenica sono tutti al lavoro". L’odore di umido - le pareti sono scrostate e i pavimenti sollevati - si mescola a quello del disinfettante: "Asciugate le stazioni, abbiamo dovuto disinfettare tutto, gallerie, banchine, corridoi come prescritto dall’Asl, prima ancora di far entrare i nostri uomini". I danni più gravi li ha subiti il treno che era in stazione, sommerso dalla miscela di acqua e fango per tre giorni: 10 milioni di euro da buttare. "Cercheremo almeno di salvare la meccanica - spiega Zorzan -: la revisione per recupero dei pezzi ancora buoni ci costerà 5 milioni".

La galleria che porta a Zara "non è mai stata così pulita - scherza Zorzan, passeggiando per quelli che sono diventati i corridoi "di casa" - è stata lavata dall’acqua del Seveso, ripulita dalle pompe e poi disinfettata". Nonostante la fermata sia più alta sul livello del mare di Sondrio, a Zara la situazione è più grave del previsto. Metà della banchina è danneggiata, i locali tecnologici completamente andati, così come gli impianti e le strumentazioni. Anche qui una squadra di un centinaio di uomini è al lavoro, anche di notte, anche qui si sono inzuppate le pareti e i pavimenti, bruciate scale mobili e ascensori. Questo week-end la fermata è rimasta all’asciutto nonostante la pioggia violenta di venerdì e di due giorni fa. Il muro ha tenuto: superata l’esondazione Atm ha preteso dal consorzio M5 la costruzione di una protezione dal cantiere. Sono stati alzati due muri di cemento armato, alti 3, 5 metri per 2,5 metri di larghezza, uno al livello dei tornelli di ingresso e l’altro della banchina, per separare la fermata di Zara della gialla dalla futura stazione della linea fucsia, fino al 2012. "Tutti i sistemi in dotazione delle stazioni contro gli allagamenti - spiga ancora Zorzan - hanno funzionato: dalle protezioni per le griglie di aerazione ai pozzi di aggiottamento, cioè le vasche di contenimento, alle pompe di aspirazione: l’acqua, infatti, è entrata dal cantiere dell’M5".