Il treno superveloce? Solo negli spot

Nella stazioncina di Sassari, un edificio semideserto dove ogni giorno nelle ore di punta arrivano la miseria di 21 convogli regionali, i pochi passeggeri se lo ricordano ancora quel 1° giugno dell’anno scorso. Renato Soru organizzò il viaggio di prova del nuovo treno veloce da Cagliari. Due ore e dieci minuti, contro le due ore e 50 del più rapido collegamento attuale (ma il regionale delle 12 arriva alle 16,03: oltre quattro ore). Era un test di prova, ma per il governatore dimissionario è già una squillante realtà. In uno dei manifesti elettorali, subito sotto lo slogan «La Sardegna accelera», si legge «Cagliari-Sassari in treno in poco più di due ore». Non è scritto che quello è un treno dei desideri. Ma soprattutto che la gara d’appalto da 58 milioni di euro è su un binario morto, ferma sul tavolo della procura di Cagliari. Un nuovo caso Saatchi per il candidato del centrosinistra?
In procura è depositato da metà settembre un rapporto della guardia di finanza dopo la denuncia di un informatore, un dirigente della Regione, che avrebbe riferito presunte irregolarità commesse da Soru nella fase preliminare della procedura a evidenza pubblica per l’acquisto di cinque treni diesel ad assetto variabile: “pendolini” che avrebbero accorciato di un terzo i tempi di percorrenza tra le due principali città dell’isola. Il presidente avrebbe gestito direttamente i rapporti tra la regione e una delle società spagnole che partecipavano all'appalto, anticipando in un colloquio i risultati della gara. Al colloquio sarebbe stato presente anche il funzionario regionale che ha consegnato alle Fiamme gialle un corposo dossier.
L’azienda in questione sarebbe la Patentes Talgo di Madrid (la sigla sta per «tren articulado ligiero Goicoechea Oriol»). Proprio la stessa invitata da Soru a organizzare il test di prova del 1° giugno 2008 al quale hanno partecipato il governatore, l'assessore ai trasporti Sandro Broccia e i vertici dell'industria ferroviaria iberica, il presidente Carlo Palacio Oriol e l’amministratore delegato José Maria Oriol Fabra. Sceso dal pendolino, un prototipo trasportato per l’occasione dalla Spagna, Soru ha annunciato tutto soddisfatto che a settembre si sarebbe svolta la gara d'appalto europea e che in due anni l’alta velocità in Sardegna non sarebbe più stata un sogno inutilmente vagheggiato.
Secondo il racconto del testimone-informatore, il governatore si sarebbe comportato nello stesso modo ipotizzato dalla procura cagliaritana nell’indagine Saatchi: avrebbe lanciato alla grande uno dei concorrenti, lo avrebbe invitato a presentare i propri prodotti prima che partisse la procedura, si sarebbe sostituito ai dirigenti regionali per prendere su di sé i rapporti con le aziende. Cosa normale in una qualsiasi azienda privata che deve scegliere un fornitore, non in una pubblica amministrazione. A differenza però del caso Saatchi, la gara d’appalto per i treni veloci non è stata completata. L’11 giugno la regione ha comunicato quali erano le aziende che avevano manifestato interesse alla fornitura, la Patentes Talgo e la Caf di Beasain. Il 25 giugno ha impegnato la somma di 58 milioni di euro (di cui 19 concessi dal Cipe) e invitato le due ditte a presentare un’offerta formale. A settembre l'appalto doveva essere aggiudicato. Ma durante i mesi estivi si è verificato l’intoppo. L’ipotesi che trapela è che il funzionario si sia accorto delle presunte irregolarità e abbia tentato di opporsi. Al rientro dalle ferie avrebbe scoperto di essere stato spostato dal settore trasporti a un altro ufficio. A quel punto è partita la denuncia.
Dopo le prime indiscrezioni diffuse dal quotidiano La Nuova Sardegna, il responsabile del procedimento ha proposto di annullare la procedura per assegnare l'appalto. Le notizie erano state smentite da Soru e Broccia («procedure regolarissime e limpide»). Sulla base del rapporto della guardia di finanza la procura ha aperto un fascicolo contro ignoti. Il procuratore aggiunto Mario Marchetti, lo stesso che ha da poco chiuso le indagini preliminari sul caso Saatchi, e il sostituto Enrico Lussu hanno ascoltato il funzionario autore della denuncia e acquisito una serie di documenti.
Il funzionario si è inventato tutto? Ha artefatto documenti per vendicarsi del cambio di mansioni? La procura tace, come per la precedente inchiesta. Da palazzo di giustizia non sono arrivate né conferme né smentite sull'iscrizione di Renato Soru nel registro degli indagati e sulle eventuali ipotesi di reato a suo carico. Il deposito di un rapporto ufficiale della Gdf e la successiva apertura di un fascicolo di indagine lasciano soltanto intendere che il racconto del funzionario e le relative verifiche compiute dalle Fiamme gialle meritano un ulteriore approfondimento.
SFil