Treno veloce, 28 anni fa il ministro diceva...

Il ministro dei Trasporti viene alla Camera di commercio per incontrare le categorie economiche genovesi, e viene invitato, dal presidente della sezione camerale Trasporti, a esprimersi in maniera chiara e definitiva sulla realizzazione - guarda un po’? - del Terzo valico ferroviario. Articolata la risposta. In perfetto politichese: «Il provvedimento ha un fondamento matematico. Occorre un confronto a livello tecnico per vedere se le linee esistenti sono sufficienti per un periodo di tempo e per un certo tipo di traffico. Allora il terzo valico non si farà. Se invece questa infrastruttura dovesse essere esigita (sic!) perché le cifre sono superate dalla realtà o dall’esame di marketing, allora il Terzo valico si farà». E ancora, sempre il ministro: «Io mi impegno per l’esame comparato a tempi brevi, ci si mette intorno a un tavolo e ci si assume l’onore e l’onere di esaminare e di firmare un documento. È questa non una cambiale, ma una assunzione di responsabilità reciproca».
Insomma: il ministro non ha negato la possibilità di realizzare il Terzo valico, ma ciò non significa che abbia tranquillizzato i genovesi. L’osservatore neutrale, ma interessato e appassionato che assiste alla scena, commenta: «È sembrato che il rappresentante dell’esecutivo fosse incline a respingere tutte quelle opere pubbliche che non conferiscono reddito in tempo breve, sulla base del rapporto costi-benefici. Roba che se i romani l’avessero pensata così non sarebbero riusciti a costruire l’impero, e il Regno sabaudo, se non fosse stato sollecito a costruire le ferrovie verso la Liguria, l’economia industriale del nord non avrebbe beneficiato della moltiplicazione dei traffici». Osservazioni puntuali, che fanno riflettere (e anche un po’ incavolare) tutti gli uomini di buona volontà che assistono al balletto delle cifre e delle promesse non mantenute a proposito di un’opera infrastrutturale indispensabile alla sopravvivenza dell’economia e dell’occupazione a Genova e in Liguria, ma più che necessaria anche al resto del Paese. Lo stesso osservatore neutrale - che poi è il cronista del Giornale - insiste nel perorare la causa del valico oltreappennino mettendosi dalla parte della gente, cioè del buon senso: «È difficile pensare che il conto tra costi e benefici, rispetto a partite di questo genere, possa essere lasciato ai tecnici. Si tratta di partite che coinvolgono certamente, sulla base dei conti, scelte di carattere storico, e quindi politico, alla cui categoria appartengono sia il Terzo valico, sia il porto di Voltri».
Il discorso, come si vede, porta lontano. Tanto lontano che non t’immagini. A proposito, dimenticavo: il ministro è (era) Vittorino Colombo, il presidente della sezione camerale Carlo Da Molo, il cronista Umberto Merani. E la riunione, sì, è proprio quella - una delle tante, troppe sull’argomento - del 16 ottobre 1978. Nessun refuso: giusto 28 anni fa, di questi tempi. Tempi duri. Come le teste di certi politici.