Trent’anni con Ferrari: Mauro Forghieri si racconta

In libro autobiografico, lo storico capo del reparto corse di Maranello ripercorre gioie e dolori di un’epoca impareggiabile

di Massimo Colombo
Finalmente parla uno che sa davvero le cose. Ci riferiamo a Mauro Forghieri, storico responsabile del reparto corse della Ferrari, che a Maranello ha passato una trentina d’anni tra il 1960 e la fine degli Ottanta. Il che equivale a dire una vita, oltre che una carriera. Forghieri ha finalmente deciso di scrivere un libro – insieme con il giornalista Daniele Buzzonetti – in cui racconta la sua lunga stagione all’insegna del , dal titolo: "30 anni di Ferrari e oltre" (Giunti editore, euro 20). Un volume agile e scritto di getto, equilibrato ma stimolante, corredato da belle fotografie. Un documento importante, sia per chi – appassionato di automobilismo sportivo – vuole sentire la versione di tanti fatti da uno che li ha vissuti in diretta e dal di dentro, sia per chi – come i più giovani – della storia della Ferrari conoscono poco o nulla.

Forghieri, modenese anche lui come il "Drake", figlio di un tecnico della Ferrari, ha fatto una carriera fulminante. Viene assunto nel ’60, appena laureato in ingegneria meccanica, dopo 18 mesi è responsabile tecnico della Casa di Maranello, e fino al 1984 capo assoluto del reparto corse. Ha mietuto una messe spaventosa di successi, sia in Formula 1 sia nella categoria Sport-Prototipi (oggi purtroppo praticamente scomparsi dai circuiti europei, Le Mans a parte, e mai abbastanza rimpianti). Per non parlare della Formula 2; del Campionato di Tasmania, dall’altra parte del mondo; del Campionato europeo della montagna… Una storia davvero avventurosa, e pur quotidianamente "normale" la sua, che nel libro viene narrata come se si fosse lì ad ascoltarlo, magari seduti al tavolo di una trattoria della "bassa", con una bottiglia di Lambrusco davanti. Forghieri di cose ne sa tante, ne racconta molte, e certamente sa molto più di quanto dica. Ma è logico che sia così. Però scrive quel che pensa, senza infingimenti. Come nel rapporto con Enzo Ferrari, figura scomoda e difficile ma anche sapiente e paterna.

Quindi, un libro da non perdere, per ripercorrere un’epoca che non tornerà più: quella delle automobili da corsa "vere", con i carburatori sotto il cofano e niente elettronica; con il cambio manuale e il pedale della frizione. Insomma: un ritratto a tinte vive di un mondo vero e "maschio", lontano mille miglia dall’ambiente della Formula 1 di oggi, fatto di copertine patinate e da personaggi da serial tv.