Dopo trent’anni, Finanziaria addio

Dopo trent’anni di onorevole (e più spesso disonorevole) servizio, la legge finanziaria sta per andare in pensione. La commissione Bilancio del Senato ha impresso un colpo d’acceleratore alla riforma delle leggi di contabilità nazionale, incominciando a votare gli emendamenti. Fin dal prossimo autunno, perciò, la Finanziaria potrebbe trasformarsi in «legge di stabilità pubblica», un provvedimento leggero, privo di norme per lo sviluppo che dovranno essere presentate esclusivamente nei «collegati». Ma non solo. Dovrebbe andare in pensione anche il Documento di programmazione economica e finanziaria (Dpef), sostituito dal Dqpf (Documento quadro di finanza pubblica) che, come dice il nome, conterrà le decisioni quadro di finanza pubblica e sarà presentato in Parlamento entro il 20 settembre di ciascun anno, dopo un passaggio presso le amministrazioni locali.
Cambieranno dunque i contenitori, i contenuti, e anche le date. La «legge di stabilità» sarà presentata dal governo non più entro il 30 settembre, come la Finanziaria, ma entro il 15 di ottobre. I disegni di legge «collegati» avranno un mese di tempo in più, dovendo essere presentati entro il 15 novembre successivo.
Insomma, le leggi di finanza pubblica si adeguano ai tempi. Finisce l’epoca delle manovre. «La nuova legge di stabilità - spiega il viceministro dell’Economia, Giuseppe Vegas - conterrà un criterio che consentirà di unire il patto di stabilità europeo con il patto di stabilità interno, introducendo più trasparenza, responsabilità e controllo». Il bilancio pubblico sarà strutturato per programmi e missioni, in modo da controllare meglio le diverse poste di spesa. Nessuna novità, invece, sull’emendabilità delle leggi di bilancio, che rimane. Per evitare gli «assalti alla diligenza» si agirà attraverso i regolamenti parlamentari e, se del caso, con la fiducia.